mercoledì 20 settembre 2017

Mr. Robot (2a stagione)

Dopo due Emmy e due Golden Globe lo show di USA NetworkMr. Robot, tenta di riconfermarsi tra le migliori serie degli ultimi anni. Ci riesce in parte, perché l'accoppiata Rami Malek e Sam Esmail purtroppo non riesce ad incantare come aveva fatto per l'ottima prima stagione (la mia recensione qui). La seconda stagione infatti, inizia certamente mantenendo le promesse della prima, ma per colpa di una narrazione (che troppo spesso si perde su un percorso a tratti auto-compiaciuto) che avrebbe potuto probabilmente essere sviluppata maggiormente e meglio, date le enormi potenzialità, delude abbastanza. Ai limiti della sufficienza si dimostra difatti non essere all'altezza delle aspettative. Certo, mistero, psicolabilità, machiavellici intrighi mentali, suspense e colpi di scena, ce ne sono a bizzeffe, ma esse non sempre convincono. Giacché nella seconda stagione, sicuramente più oscura e affascinante (dopotutto Elliot è lo stesso eroe non convenzionale di sempre), non avviene quello che si prospettava avvenisse. Il seguito dell'Apocalisse, questo il pubblico di Elliot aspettava da tempo, la naturale evoluzione dell'attacco hacker sferrato dalla Fsociety ai danni della Evil Corp (un nome che dice tutto). Ed è proprio questo che non ha avuto, con gran senso di frustrazione e delusione. Perché dopo una serie di scioccanti rivelazioni sul rapporto tra il protagonista, interpretato da uno spettacolare Rami Malek, e il più navigato Christian Slater che veste i panni del famigerato Mr. Robot (che si rivela essere il padre di Elliot, morto anni prima, che appare al ragazzo sotto forma di allucinazione), durante la prima entusiasmante stagione, di scioccante nella seconda è che ancora una volta sembra la multinazionale, responsabile di un disastro ambientale che ha causato la morte del padre e di altre centinaia di persone, uscirne indenni e più forte che mai, almeno fino a quando nella ormai confermata terza stagione, Elliot, superati i soliti (adesso stancanti) "problemi psichici" riuscirà finalmente a vincere anche la guerra e non solo la battaglia.

La nuova stagione inizia infatti un po' a rilento, i primi episodi sono difatti incentrati maggiormente sulla lotta interiore (alquanto disturbante, soprattutto in una scena) tra Elliot e il suo Mr. Robot, quasi da sembrare una seduta psichiatrica infinita, e molte volte in senso negativo. Perché anche se essa e le prime 7 puntate mettono comunque in luce ancora di più le capacità interpretative dei due attori, che riescono a creare intorno a loro un campo di forza che respinge la realtà, tutto quello che c'è al di fuori (compresi tutti gli altri personaggi coinvolti nel torbido "delitto" finanziario) perde consistenza e spessore. Tuttavia, anche grazie al regista che dimostra altresì coraggio e idee ben chiare nelle sue scelte registiche che ben avevano funzionato nella prima straordinaria stagione, costruisce nuovamente e sapientemente, mischiando immagini e parole da fenomeni cult che hanno segnato più di altri l'immaginario degli ultimi 30 anni almeno (Seinfeld, Matrix, Breaking Bad, David Lynch...), così da costruire un vero e proprio flusso di coscienza collettivo, il viaggio e la fuga di Elliot dal doppio sé in modo adeguato. In tal senso il punto più alto è certamente l'apice della sua immaginazione nella puntata 6 (in cui i primi 15 minuti sono girati come una sitcom americana anni '80-'90), dove con la ricerca di rifugio nel mondo a cui, in fondo, nella nostra realtà, Mr. Robot appartiene, Elliot si ritrova in televisione, in una scadente sitcom degli anni '90, in compagnia della famiglia e di uno scomodo passeggero, Tyrell Wellick, con tanto di special guest, Alf.
Una trovata insomma a dir poco geniale, anche se in confronto alle prime sette puntate (che di geniale ha ben poco) è troppo misero, tanto che la stagione sembrava lenta a decollare. Fortunatamente superate proprio le prime puntate un po' statiche, seppur in ogni caso interessanti e facilmente vedibili, si susseguono una serie di episodi adrenalinici che movimentano le sorti dei nostri terroristi informatici, che alzano e di tanto l'interesse. Il ritmo si intensifica, la suspense cresce e la confusione mentale di Elliot regna sovrana. Chi è che agisce, lui o Mr. Robot? Chi è che comanda? Cerca di disfarsene, di ignorarlo, di assecondarlo, addirittura si riappacifica con lui. Ma il fantasma del suo passato continua a ripetergli che "il controllo è un'illusione". Come uscirne allora? A queste domande sembrerebbe rispondere proprio il ritorno di Mr. Robot entro i suoi ranghi (e nuovamente ne diventa il perno centrale), alla sua speciale realtà che resta, ai nostri occhi, quella del piccolo schermo, la chiave di volta che fa luce su una verità nuova e drammatica (nonché sui successivi 5 episodi, più coinvolgenti e interessanti). Il nostro hacker infatti non si è mai veramente allontanato dalle sue allucinazioni ma ne ha usufruito per nascondere due scomode verità, quella del carcere e quella di un piano di hackeraggio ancora più grande, in cui rientrano direttamente anche l'FBI e la Dark Army di White Rose. Ma sono però rivelazioni, che invece di amalgamare la storia, la frantumano, riuscendo a non centralizzare il suo percorso.
Anche il percorso di Angela, Portia Doubleday, avrebbe dovuto essere maggiormente centrale, cercare di sconfiggere la E-Corp dall'interno. In realtà perde clamorosamente nel confronto con Rami Malek sotto l'aspetto recitativo (incredibili comunque le sue performance nei dialoghi con Christian Slater). Il suo personaggio non riesce a coinvolgere anche a causa di una caratterizzazione non troppo approfondita. Il punto debole è proprio questo, la trama fatica ad evolvere, per tutta la prima parte di stagione come detto l'argomento principale è il dualismo Elliot/Mr. Robot, che per quanto sviscerato e sviluppato molto bene risulta essere ripetitivo e noioso. Il primo vero colpo di scena (solo a metà stagione) poteva essere una svolta nel racconto, ma non lo è, poiché come quasi tutti sanno e visto (ed anche scritto precedentemente), è solo una finzione. Discorso diverso per Carly Chaikin che prende la scena, più volte è brava ma molte volte non coinvolge e non appassiona, facendo risultare il suo percorso (e quindi di Darlene) alquanto sterile e quasi inutile. Sono sterili e inutili anche le vicende riguardanti l'FBI con l'agente Dominique "Dom" Dipierro (della new entry Grace Gummer, certamente funzionale ma poco d'ispirazione) e la Dark Army con White Rose (il primo ministro cinese che ama vestirsi e truccarsi da donna). Esse risultano, anzi, un riempitivo per arrivare in fretta alla fine dell'episodio. Il personaggio di Joanna (la bellissima e sensuale Stephanie Corneliussen), perde di utilità a livello narrativo e non riesce a sopperire all'assenza del marito. Marito che, Tyrell, probabilmente il personaggio più atteso (interpretato ovviamente da Martin Wallström) è presentato però colpevolmente in ritardo (tralasciando gli stati onirici).
Lui che era sicuramente pilastro portante nella prima stagione ma in questa non sortisce l'effetto sperato. Il suo rapporto con Elliot non è credibile data la scomparsa del personaggio per quasi tutta la stagione. La conclusione è ancora peggiore con un plot twist per nulla credibile, anche se importante ai fini del racconto e dell'inizio della (spero migliore) terza stagione. Al termine dell'ultimo episodio infatti rimane l'amaro in bocca, poiché in generale si è cercato di aprire nuovi interrogativi invece di concludere i cicli narrativi già iniziati. Così facendo invece di accrescere la curiosità e il coinvolgimento, il risultato è quello di rendere il soggetto poco attraente per lo spettatore. Il filone anarchico e rivoluzionario anti-capitalista con il quale la serie si era presentata è stato sostituito dalla patologia di Elliot e quello che avviene all'interno della sua mente, un cosiddetto "MacGuffin" che non porta a nulla ma annoia e distoglie troppe volte l'attenzione. E la delusione quindi fa capolino, perché la serie aveva un potenziale enorme che non è stato sfruttato, gli eventi sono scollegati tra loro e si rivelano un espediente valido unicamente per la conclusione del singolo episodio e non per la visione completa del prodotto. Un prodotto però che per fortuna si salva, anche perché quando Elliot rompe la quarta parete e parla con lo spettatore è geniale, anche perché l'uso di regia e fotografia è impeccabile come per la prima stagione. Tecnicamente infatti rimane un prodotto di altissimo livello anche se lo storytelling è al di sotto delle aspettative.
Aspettative che invece vengono soddisfatte dalle scelte musicali della serie, nuovamente spettacolari, giacché il compositore, Mac Quayle (che ha lavorato anche per American Horror Story), riesce a creare una soundtrack che spazia da Nancy Sinatra e Neil Diamond, a suoni più onirici come quelli della London Philarmonic Orchestra, a grandi classici come Where is my mind dei Pixies, fino ai suoni psichedelici dei sintetizzatori. Dopotutto la  colonna sonora in questo genere di film gioca un ruolo fondamentale perché in grado di evocare emozioni e stati mentali estremi. E su questo l'obbiettivo è centrato. Come perfetto è in ogni caso Rami Malek, che ha soffiato il premio ad attori con più esperienza come Kevin Spacey, alla sua prima candidatura agli Emmy per House of Cards. Ma sicuramente ha dimostrato di esserselo meritato, regalandoci (nuovamente) un'ottima prestazione sul set, vestendo i panni di un personaggio davvero difficile e complesso che gli calza a pennello, forse aiutato anche dal suo sguardo allucinato e ipnotico. D'altronde se comunque ho salvato questa stagione dall'insufficienza è soprattutto per lui e per la serie, che si conferma comunque buona (perché l'azione, il sesso e quant'altro non manca) e che certamente seguirò in futuro, perché quello che la prima stagione ha fatto, l'innovazione che ha portato, ha davvero cambiato il modo di fare televisione. E se anche questa seconda stagione non è stata certo a livello della prima, il mio consiglio (a chi ancora non l'ha vista) è quello di recuperarla, e presto, soprattutto se amate il genere e amate il folle Mr. Robot. Voto: 7-

4 commenti:

  1. Mio caro la tua maniera di presentarmi queste serie mi fanno proprio venire la voglia di vederle. Certo che capirci qualcosa incominciando dall'ultima mi sembra impossibile, quindi le riprenderò, perchè anche la musica mi sembra veramente spettacolare visto i nomi che hai postato.
    Grazi ancora mio caro Pietro..un abbraccio forte

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    1. Se non hai visto la prima è ovvio che dovresti partire da lì, dove la musica è altrettanto eccezionale ;)
      Sempre grazie a te, ciao :)

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  2. Già ho trovato faticosa la prima stagione, questa seconda potrebbe darmi il colpo di grazia! Per carità, ottimo prodotto sotto molto aspetti ma, molto probabilmente, non fa per me :(

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    1. Certamente non è per tutti i gusti, e in questo caso appunto diversi dai tuoi ;)

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