lunedì 10 luglio 2017

Collateral Beauty (2016)

Ci sono film che ci soddisfano pienamente, parzialmente o per niente. Collateral Beauty, film del 2016 diretto da David Frankel (regista del bellissimo Io & Marley e del passabile One Chance), mi ha soddisfatto collateralmente, anche se non ho capito esattamente cosa significa, ma vedremo dopo, intanto però una cosa è certa, Amore, Tempo e Morte, sono questi i tre elementi che caratterizzano tutte le nostre vite, come ci insegna Howard Inlet (Will Smith), brillante dirigente pubblicitario, prima che una tragedia devasti la sua esistenza. Howard, infatti, dopo la perdita della figlia non riesce più a mettere insieme i pezzi della sua vita, non ha voglia di parlare, non ha voglia di mangiare, non ha voglia di cedere la società. I suoi colleghi e soci (il trio Kate WinsletEdward Norton e Michael Peña) sono così, dopo vari tentativi, costretti ad assumere un'investigatrice privata che dimostri l'incapacità del loro "capo" nel prendere decisioni. Ma l'investigatrice non è sufficiente, e per dimostrare lo stato di follia in cui riversa Howard (altresì scuoterlo e riportarlo alla consapevolezza che la sua vita non è finita), i tre colleghi riescono a coinvolgere un gruppo di attori amatoriali (Keira KnightleyHelen Mirren e Jacob Latimore) convincendoli a prendere parte a un piano del tutto surreale, un piano che in modi imprevedibili riuscirà nel suo intento. Che sia questo un film programmaticamente lacrimevole è ovvio, che si regga su un'astruso e contorto escamotage narrativo, è piuttosto vero. Però il film (visto su Infinity), a mano a mano che scorre, se si accetta l'assurdità dello spunto, conquista un interesse che si fa solido soprattutto verso la conclusione, quando la pellicola si tramuta, quasi, in un thriller sentimentale, con snodi che mettono a fuoco alcune cose apparentemente semplici da decifrare, ma che trovano concretizzazione solo alla fine. E se la regia di Frankel si premura, forse, di voler dare spiegazione a tante cose, d'altro canto mette tanto sentimento nel racconto, del cast le migliori sono le donne, da Naomie Harris, a Helen Mirren, a Keira Knightley e Kate Winslet, che tengono a freno il rischio di ridondanza emotiva della storia. Una storia che tocca tematiche altissime in modo credibile e coinvolgente.

Collateral Beauty è un film che ci insegna a a guardare tutto da un'altra prospettiva, nulla è completamente buono e nulla è completamente cattivo, se si conoscono le motivazioni di determinate azioni. A volte infatti la realtà è così dolorosa da affrontare che alcune persone non riescono a guardarla negli occhi e a superare i momenti di sofferenza, in particolare quando di mezzo c'è la perdita di una persona amata. E allora alcuni percepiscono la perdita e il lutto come talmente inaccettabili da non riuscire a viverli, non resta loro che negarli, che dissociarsi dalla realtà dei fatti. Ma paradossalmente così non se ne liberano, rimangono imbrigliati ai loro cari senza riuscire a lasciarli andare, rimangono imbrigliati alla morte che li consuma e cadono nell'abisso del vuoto. Un film perciò che aiuta a comprendere l'importanza di un percorso di elaborazione della perdita presente o imminente di una persona amata. Un'elaborazione che passa per rabbia, tristezza, lacrime, per arrivare a commozione, accettazione di quanto che si è perso e al sorriso di amorevolezza che scaturisce dalla consapevolezza che a quella persona rimarremo sempre connessi, è questa la Bellezza Collaterale che dà titolo al film, come detto però, arrivarci non è facile. Prima di tutto perché non è semplice evitare di cadere nel superficiale cercando di commentare questa pellicola.

Il riferimento a Charles Dickens (comunque alquanto imbarazzante) è chiaro, quello del tema invece non tantissimo. Dopo stentati tentativi infatti di offrirne una concreta e palpabile definizione, e io aggiungerei esemplificazione, non si riesce a capire esattamente quale sia questa bellezza collaterale. Se per essa difatti si intende, semplificando crudamente quello già scritto, ovvero che a fronte del dolore inestinguibile che provi per un gravissimo lutto subito, guardati intorno, solleva la testa, avverti tutta la bellezza che c'è intorno a te, prendi consapevolezza che ciò potrà lenire il tuo dolore...beh, si rischia di sprofondare non già nel banale ma persino nell'irriverenza. Sotto questo aspetto, credo quindi che il film possa essere bonariamente definito fallimentare. Se, al contrario, si considera la prospettiva meno filosofica e più vicina al sentire comune e popolare (senza, naturalmente, indicare con ciò una minore sensibilità ma di sicuro un po' più distante dalla mera analisi filosofica), allora la pellicola intercetta l'emozione acuta di coloro che, direttamente o no, hanno provato nella loro esistenza un dolore tanto acuto. In questo caso, epurato dalle aspirazioni, talvolta pretese, razionalistiche tipiche della speculazione filosofica, il film ha una sua importante motivazione d'essere. 

Si avvale di un cast d'eccezione e con esso (o, forse, grazie ad esso) si avvia a snodare una narrazione che può reggere sino alla fine, anche se l'aspetto melenso, in alcuni tratti, c'è sempre. Anche se d'altra parte l'argomento della morte è così tanto spinoso e delicato che accostarvisi, anche nella finzione cinematografica, può destare sentimenti travolgenti. In ogni caso, grazie ad una trama lineare, ma non banale, con piccoli, ma fondamentali e continui turning point che ne scandiscono bene il ritmo, Collateral Beauty nel complesso risulta perciò essere un gran bel film, che sin dalle battute iniziali presenta le figure di Norton e della Winslet come accessorie ma necessarie. Il cast, bisogna dirlo, stellare, esalta, sebbene a prima vista non sembri, Norton e Kate Winslet, e, se mai ce ne fosse bisogno, li consacra nell'ampio olimpo dei grandi attori che, quando serve, sanno adattarsi a ruoli apparentemente minori allo scopo di esaltare un Will Smith (certamente più credibile che in Focus), eccellente sì, ma che senza di loro non sarebbe così ben delineato e non si apprezzerebbe più di tanto. Il loro lavoro da "gregari" è dunque fondamentale, così come quello della Mirren, forse la vera protagonista femminile della pellicola, per rendere la presentazione del protagonista una climax ascendente, rispettata al suo apice, da una grande interpretazione del protagonista. 

L'effetto domino, che accompagna il film in tutta la sua durata, è emblema della tempestività, della pertinenza e della giusta collocazione degli aiutanti ai personaggi (lo sono i tre amici/colleghi per il proprio capo, e le tre entità, morte, tempo e amore, per i rispettivi problemi degli stessi), che come tessere posizionate al posto giusto e con la giusta inclinazione, fanno sì che la trama si svolga senza intoppi e che catena si completi fino alla fine, facendo crollare le ansie e le paure di tutti. Dunque il film risulta essere ben riuscito, nonostante non manchino alcune pecche, una colonna sonora da grande film (anche se bellissima è la traccia principale del film, ovvero Let's Hurt Tonight dei One Republic, singolo estratto dal loro album Oh My My) e all'altezza del cast, si respira poi troppa America, nel bene e nel male, per un film e per degli argomenti che dovrebbero essere più universali e infine forse tutto davvero alla fine si risolve in maniera troppo perfetta, quasi irreale. Effettivamente comunque anche la sceneggiatura è banale e scontata (grande dolore, grande vuoto esistenziale, crollo economico, catarsi finale) con un incedere sinceramente prevedibile. Ma sono comunque sufficienti i lati gradevoli del lungometraggio (la bellezza collaterale insomma) per non meritarsi una bocciatura. Innegabile la discreta prova degli attori, la fotografia e l'intensità di Will Smith. I tempi del narrato invece (come detto) sono indovinati, con un ritmo equilibrato e un piano di lettura teso a coinvolgere lo spettatore nella vicenda strappando lacrime (poiché è praticamente impossibile non emozionarsi e commuoversi) ma non privo di una ironia latente. Un esempio di pessimismo ottimistico che indulge si nel lieto fine ma certo amarognolo, dato che qualcosa di meglio si poteva e si doveva dare in più. Voto: 7

6 commenti:

  1. Dev'essere un bel film, quando uscì al cinema, ricordo di averne sentito tanto parlare, e tutti dicevano di aver pianto alla fine. Appena ne ho l'occasione, voglio vederlo anch'io, anche solo per la curiosità, ma dalla storia, non credo mi deluderà! :)

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    1. Certamente lo è, anche emozionante, abbastanza originale e pochino divertente, per cui credo anch'io che non ti deluderà ;)

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  2. ATTENZIONE, COMMENTO CON SPOILER!

    Visto ieri sera.
    È stata un'esperienza indimenticabile, sono rimasto dritto senza poggiare la schiena sul divano e con gli occhi spalancati fino alla fine, applaudendo ogni tanto quando scoprivo delle cose e facendo un mega applauso alzandomi in piedi alla fine, contro il televisore, da solo come uno scemo.
    Non è di certo un capolavoro ma per avermi suscitato questo comportamento, ci si avvicina parecchio!

    Venendo alla tua recensione:
    "quando la pellicola si tramuta, quasi, in un thriller sentimentale"
    Non l'avevo vista da questo punto, ottima osservazione!
    Sul cast concordo che sono tutti bravi, anche il giovane non mi è dispiaciuto, però forse sono di parte perché adoro Will Smith ma per me è stato il migliore, mi ha trasmesso delle emozioni che nessun altro ha fatto, forse giusto la Mirren (senza nulla togliere agli altri).
    Probabilmente hai ragione sul cast femminile che tiene a freno il rischio di ridondanza emotiva, non lo so, dovrei riguardare il film dopo questa tua osservazione (e penso proprio che lo farò dato che vorrei farlo vedere alla mia ragazza).

    Non concordo sulla sceneggiatura banale, scontata e poco originale forse sì, per le cose che elenchi (grande dolore, grande vuoto esistenziale, crollo economico, catarsi finale), però mi basta la trovata dei tre tizi a farmi dimenticare di tutto ciò.
    Comunque sì, è imperfetta. Ad esempio c'è un buco, quando mostrano i video in cui non si vedono i 3 tizi, uno pensa che sia per il montaggio/effetto speciale di qualche esperto, dato che i 3 colleghi non battono ciglio ma visto il finale, non è affatto così... avrei preferito venisse scusato dai 3 tizi o dall'investigatrice.
    Finale un po' telefonato, ne trailer ti fanno pensare che siano davvero delle entità, poi durante il film diventano attori ma fin da subito si capisce che sono veramente entità. Ma forse è voluto, l'ho capito quando Norton entra la prima volta nel teatro, appena esce la vecchia si complimenta con la giovane, era tutto voluto, fari rincorrere e farsi assumere.

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    1. Effettivamente quando un film fa questo effetto vuol dire qualcosa, ma io però l'ho avuto per Mad Max: Fury Road, quello sì un capolavoro vero :D
      Questo è bello ed emozionante appunto, ma confermo quello detto, anche se non sei d'accordo, perché devi ammettere che non tutto è al punto giusto, tuttavia prendo atto dei tuoi punti di vista per dire che comunque su qualcosa potresti aver ragione ;)

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    2. Fury Road, per quanto capolavoro, non penso lo guarderò mai, la mia politica e la mia religione mi vietano di guardare remake, rischio di finire nell'inferno degli antichi cinefili 😝
      Comunque ho scritto una cazzata, sul cancellare i personaggi viene chiaramente detto prima del secondo e ultimo incontro, quando Amy dà di matto, proprio perché Whit rivela il suo piano di montaggio. Mi era sfuggito e avevo creduto desse di matto per una morale e basta.
      Ovvio che ammetto che non sia tutto al punto giusto, altrimenti non avrei concordato sulla sceneggiatura imperfetta.
      Alla fine i film con Smith di Muccino hanno una valanga di difetti tecnici in più, però mi sono comunque piaciuti. Quelli però li lascio ai recensori ufficiali come te o ai professori di cinematografia che devono correggere un compito, invece io, come ti avevo detto appena conosciuti, ho smesso di essere cinefilo da tanti anni, orma vado più de panza, come diciamo a Roma 😁

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    3. Io non ricordo proprio benissimo i primi, ma questo non è assolutamente un remake...
      Ammetto che anche a me quelli con il bistrattato Muccino e Willy mi piacciono parecchio, nonostante i difetti ;)
      Beh, non che io badi solo alla sostanza comunque, a volte ed anche ultimamente faccio e vedo quello che mi pare :D

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