lunedì 29 maggio 2017

The Judge (2014)

Passato in televisione settimane fa, The Judge, film del 2014 diretto da David Dobkin, regista della discreta commedia 2 single a nozze e due divertenti commedie quali Due Cavalieri a Londra e Fred Claus, ma anche sceneggiatore e produttore del pessimo R.I.P.D.: Poliziotti dall'aldilà, è un film sicuramente di grande impatto emotivo che riesce tuttavia a tenere un buon ritmo pur trattando argomenti rivisitati spesso nella cinematografia, la famiglia innanzitutto e il difficile rapporto fra un padre e un figlio, anche se non mancano le avversità coniugali, gli amori adolescenziali, la malattia, e una vicenda di giustizia personale che colora la storia di giallo. Una storia (comunque non perfetta) dove però quello che convince di più è la grande prova di attori assai convincenti, ma anche molte scene davvero riuscite e alcuni dialoghi particolarmente intensi sono il fulcro della pellicola, dato che il rimpallo di accuse, di bugie, che si scambiano padre e figlio, in un rapporto assai stratificato, rappresenta la parte più interessante del film, insieme al fatto che, a situazioni gravi che rasentano il melodramma, si alternano momenti di divertita ilarità. Anche se la storia che racconta di un avvocato difensore (Hank Palmer alias Robert Downey jr., che buca lo schermo con il suo sguardo midriatico e una recitazione movimentata da una vena di istrionismo, perfetta per il suo ruolo) specializzato nel tenere fuori dal carcere i peggiori mascalzoni di Chicago che torna nella sua casa di infanzia per il funerale della madre, che deve anche nonostante tanti problemi irrisolti soprattutto con il padre (ex giudice, interpretato da Robert Duvall, mitico nella naturalezza con cui si immedesima nel suo scomodo personaggio di Joseph Palmer) cercarlo di tirarlo fuori dai guai a seguito di un'accusa di omicidio, ha di contro una certa retorica "patriottarda" e un fare alquanto convenzionale, se anche non troppo esibite, che sono difatti però cose che covano sotto l'epidermide della storia.

Questo perché The Judge è un film molto a "stelle-strisce" a mio modo di vedere, nel senso che, se si esclude la torta di mele che non fa mai la sua comparsa, ci sono quasi tutti gli ingredienti tipici che fanno riconoscere un prodotto come proveniente certamente da quel mondo culturale, come l'ampiezza degli orizzonti di vita e il senso di appartenenza alla piccola comunità in cui si vive che va preservato da qualunque turbolenza esterna oppure i ricordi dei tempi del college che sembrano sempre imprimersi una volta e per sempre in ogni ragazzo diventato adulto e i tentacoli della nostalgia da cui, ogni buon americano che crede davvero nell'idea mitica "dell'opportunità offerta a tutti", cerca di emanciparsi. Ma nonostante ciò questo è un film non troppo americano, non troppo melenso, non troppo forzato. In ogni caso ciò che emerge chiaro dal film (e non poteva essere altrimenti) è il modo in cui negli Stati Uniti ci si rapporta con l'amministrazione della giustizia, che oscilla tra la fede per un (il) principio cardine quale il "ragionevole dubbio" incarnato dall'integrità morale del giudice del tribunale, e la fiducia accordata ad una giuria popolare con tutti i rischi relativi al condizionamento emotivo che può riguardare ognuno dei suoi membri. 

Rapporto questo ben esemplificato dai caratteri del giudice e del figlio ed anch'esso fonte di attriti insuperabili, anima puritana e conservatrice il giudice, uomo certamente onesto e incorruttibile, ma con un idea della verità molto in linea con la sua particolare visione del mondo, scaltro ed arrivista Hank, ambizioso per necessità ed "eticamente scorretto" per scelta, più incline ad agire dentro le falle del sistema per giungere ai suoi scopi che a ricercare la verità processuale in quanto tale. Sono naturalmente loro a dominare la scena, gli altri personaggi fanno da contorno e servono a far chiudere dei cerchi che la vita aveva lasciato in sospeso (compreso l'avvocato dell'accusa Dwight Dickham, interpretato eccezionalmente da Billy Bob Thornton, la sexy ex fidanzata di Hank Vera Farmiga e la sua bella figlia Leighton Meester, con annessi dubbi sulla paternità). Sono infatti il padre e il figlio col loro rapporto contrastato ad armonizzare tutti gli ingredienti che compongono il film e a conferire ritmo ed interesse alla storia. All'inizio difatti l'incontro dell'avvocato (che ha problemi in casa con la moglie Sarah Lancaster) con i suoi due fratelli lascia già prevedere che l'accoglienza sarà fredda. Il padre sarà infatti freddissimo nei confronti del figlio Hank. Giacché come in molti altri film americani la mela della discordia in famiglia sta proprio nel difficile rapporto tra padre e figlio, ovvero nella tendenza a favorirne uno rispetto all'altro. 

Apprendiamo durante lo svolgersi degli eventi che il giudice prediligeva infatti il figlio maggiore Glen, ben interpretato da un bravissimo Vincent D'Onofrio finalmente in ruolo a lui congeniale, il cui successo nello sport, altro motivo frequente nel cinema americano, è stato involontariamente stroncato da un incidente causato dal figlio Hank, mandato al riformatorio ma poi divenuto, a pieno merito, un famoso avvocato, capace di far assolvere chiunque, al contrario del padre severo e rigoroso, non incline all'assoluzione. Ed è proprio nel carattere duro e rigoroso che si svolge un perenne conflitto tra padre e figlio. Un conflitto che avrà momenti di estrema durezza, sino a diventare uno scambio di accuse senza pietà, le accuse di incomprensione e di violenza morale toccano difatti livelli altissimi, in un confronto dialettico che elevano di molto il film (che altrimenti avrebbe seriamente rischiato di inabissarsi nella marcata scontatezza di diverse situazioni, ad esempio, se il film fosse finito almeno un cinque minuti prima, credo, ne avrebbe guadagnato), che diversamente scorre piatto su una falsa riga di un giallo. Un giallo in cui però Hank comincerà a relazionarsi affettuosamente a chi lasciato dietro di sé, anche attraverso i filmati che il fratello minore, Dale (Jeremy Strong), affetto da ritardo mentale, continua a girare in modo ossessivo, Hank insomma si risente a casa. Anche per questo il film lo si vede molto volentieri, non ci sono scene scabrose, di violenza, l'amore è sfiorato come una carezza o come un bacio, direi, ma non è proprio così, tuttavia non trascende, come si è solito vedere, quasi che ogni copione lo pretenda. 

Anche se il film come ovvio contiene scene madri con urla e accuse, taciute per anni, che animano un classico dramma americano, bilanciato però da momenti di commozione e di gag liberatorie, senza mai comunque scendere nella retorica buonista che incombe. In ogni caso ci sono anche riprese fotografiche molto belle, sia dall'alto a mostrare una città di grattacieli e forse pochi cuori, sia prati e grandissime interminabili verdeggianti pianure, infondo a cui si elevano montagne di astio, ed infine, dulcis in fundo, un lago che raccoglie, con l'attesa confessione e le scuse di un vecchio padre giudice, anche l'ultimo respiro. Dato che il motivo dominante di tutto il film in sostanza è un rinfacciarsi accuse, tra colleghi, tra marito e moglie, tra padre e figlio, tra fratelli, tra avvocati, tra difensori ed accusatori, tra giudici e delinquenti, tra compagni di scuola, tra compaesani. Ma sostenuta da un ottima fotografia e una adeguata colonna sonora la storia fila via senza mollare la nostra attenzione con degno finale. Per un film dove Robert Downey Jr. (che per questo film è anche anche tra i produttori) gigioneggia con l'irresolutezza di chi ancora deve diventare del tutto adulto, che ci mostra, ancora una volta, l'originalità e la qualità del suo talento recitativo, anche senza effetti speciali. Ovviamente non gli è certo da meno Robert Duvall, che risponde facendo della sua austerità caratteriale la maschera complessa di un uomo schiavo della sua stessa rigidità morale, anche se nel suo caso parliamo di un'icona del cinema, che per questo film ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar. Entrambi insomma sono eccezionali, soprattutto per come hanno saputo dare "classicità" al carattere dei loro personaggi. Comunque eccellenti sono anche i comprimari, tra cui da segnalare oltre a quelli già citati c'è Denis O'Hare (AHS)Grace Zabriskie (Twin Peaks). Tutto per un film d'attori come si suol dire che, a mio avviso, sicuramente avvince ma se anche non convince del tutto, si lascia ben vedere. Voto: 7

18 commenti:

  1. Ho sempre considerato il mondo USA come un popolo che predica molto bene, ma poi razzola molto male.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sa tanto che sia proprio così purtroppo ;)

      Elimina
  2. http://www.filmtv.it/film/64144/the-judge/recensioni/801785/#rfr:film-64144

    Film fantastico recitato da dio da tutti i protagonisti. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, comunque anch'io ho un predilezione per Robert Downey Jr, poiché l'ho sempre apprezzato come attore ;)

      Elimina
  3. Potrei decisamente vederlo (non so perché, mi ha ricordato vagamente Il caso Thomas Crawford che mi ha fatto innamorare all'istante), anche perché gli ultimi due film che ho visto grazie a te sono stati di mio gradimento ^.^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un po' gli assomiglia e quello è comunque un gran bel film, che ho molto anch'esso apprezzato :)
      Infine sono contento che ti ho "aiutata" a scegliere bene, e sicuramente questo non ti deluderà ;)

      Elimina
    2. Mi sembrano comunque film moooolto differenti.. ;)

      Elimina
    3. Differenti nei temi e situazioni ma non nel risultato ugualmente più che discreto ;)

      Elimina
    4. Si, infatti come storia non c'entra nulla (almeno sembra dal post), però ho avuto un attimo una parvenza di quello ;)

      Elimina
    5. I processi però si assomigliano quasi tutti ;)

      Elimina
  4. Anch'io l'ho visto in tv quel giorno e concordo con la tua recensione 😊 E poi Duvall e Downey Jr sono grandi attori!

    RispondiElimina
  5. Un cast molto interessante, stellare posso dire. Anche se non è uno dei miei attori preferiti apprezzo molto le qualità recitative di Robert Downey Jr. e se poi il cast è completato da Robert Duvall e Vincent D'Onofrio che posso dire, questo film è un vero MUST.
    Buona settimana!
    Saluti,
    Flo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E allora se non l'hai ancora visto fallo subito, se l'hai già fatto buon per te, perché hai visto un film di grande valore ;)

      Elimina
  6. migliore "due cavalieri a londra" di "due single a nozze"?
    naaaaaaaa
    comunque questo film è molto buono, Robert Downey Junior, veniva dai fasti cinematografici di "Iron man", vederlo in panni più drammatici è stato piacevolissimo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In verità ho scritto il contrario ma vabbé, per quanto riguarda Robert D Jr non è la prima volta che lo vedo in queste gradite vesti ;)

      Elimina
  7. Nah, non fa per me, nonostante io sia totalmente stars&strips e credo nelle occasioni e nell'american dream.
    Non fa per me nonostante il cast.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci avrei scommesso, a te i drammi come questo non ti aggradono tanto ;)

      Elimina