mercoledì 22 febbraio 2017

Thriller week 2 (Regression, Good People, Manhattan Nocturne)

Il genere thriller è uno dei generi cinematografici più in voga da sempre, dato che si possono coinvolgere nella trama più sceneggiature possibili e inimmaginabili, trattando argomenti diversi e convergendo il tutto in una sapiente (ma non sempre) aura di pathos e tensione, ecco perché ne vedo tanti. E così, dopo il Thriller week (Dark Places, The Captive, Reversal) dello scorso mese ripropongo nuovamente tre film a tema, anche se chissà perché credo che mensilmente sarà riproposto. Ma se nello scorso post parlavo di tre film a tinte horror, qui tutti e tre sono diversissimi, anche se come ovvio appartengono tutti alla stessa categoria. Comunque il primo, Regressionfilm del 2015 diretto da Alejandro Amenábar (Agora, Mare Dentro e The Others), è un thriller invero dall'impostazione horror che però diventa dramma psicologico e umano. Il perché è presto detto, Regression infatti è un thriller che mescola atmosfere inquietanti di (reali o presunti) riti satanici e teorie psicanalitiche sull'ipnosi e la regressione attraverso la classica vicenda del detective che si butta a capofitto nel caso e perde di vista la realtà. Siamo negli anni '90, un episodio inquietante, una presunta setta satanica, una ragazza (Angela alias Emma Watson) denuncia il padre di aver abusato di lei e di essere coinvolto in una setta satanica, il padre però non ricorda nulla. Si scatena così, in un paese della provincia americana (dove tutti conoscono tutti, dalla nascita o quasi), la caccia alle streghe da parte della polizia e non solo, un detective difatti (interpretato da Ethan Hawkesi fa coinvolgere emotivamente e psicologicamente in questa brutta storia, ma è lui e solo lui quello che deve trovare il bandolo della matassa e dare una spiegazione razionale a quello che sta accadendo attorno a lui. E man mano che la storia si infittisce, il detective Bruce Kenner (il detective più in gamba del suo dipartimento) si inoltra in una selva oscura e intricata che sembra prendere direzioni soprannaturali. La figura del professore (interpretato da David Thewlis) che affianca Bruce nelle indagini, non aiuta certo a schiarire le idee. Attraverso la pratica della regressione, il professore è infatti convinto che sia possibile riportare a galla i ricordi sepolti che ognuno cerca di nascondere per non doverli affrontare. La suggestione però prende il sopravvento e Bruce sprofonda in un limbo di quasi follia prima di riuscire a risolvere il caso, che si conclude con un plot twist inaspettato, anche se leggermente prevedibile. Il colpo di scena finale infatti ribalta tutta la vicenda, una vicenda che non poteva però avere un altro finale, come molti (compreso me) avrebbero voluto, perché se ancora non l'avevate capito si basa su fatti reali e non inventati come sembrerebbe, anche se qui, come detto precedentemente, il filo che lega realtà e fantasia è quasi impercettibile e neanche tanto efficace.

Non si può senz'altro dire che Regression sia la miglior realizzazione cinematografica di Alejandro Amenabar e certamente, da un film del genere, si poteva ottenere indubbiamente qualcosa di più, ma dall'altra parte non si può comunque neanche sostenere che sia un film così deprezzabile. La tematica del film, rivolta principalmente al satanismo ed all'occultismo, è indubbiamente molto originale e certamente poco percorsa in passato in campo cinematografico. Forse è proprio questo il motivo che avrebbe dovuto far riflettere il regista su un'impostazione un po' più alternativa del film rispetto a quella adottata che invece orbita purtroppo intorno a dei concetti più psicologici ed astratti piuttosto che concreti. Non è quindi un film eccezionale perché non c'è mai la sensazione che succeda qualcosa di sconvolgente se non negli incubi, anche se è ugualmente coinvolgente, ma anche non particolarmente credibile, nonostante il film si basi su fatti reali. La recitazione dei protagonisti però, benché non si possa collocare su livelli elevatissimi, non è comunque assolutamente deprecabile. Ottima secondo me l'interpretazione di Ethan Hawke (sebbene si mostri troppo monocorde e non riesca a rendere perfettamente i mutamenti psicologici del suo personaggio) e buona comunque quella di Emma Watson (benché forse qualcosa di più lei avrebbe potuto fare). In merito a quest'ultimo aspetto, non dobbiamo però dimenticarci che la Watson, nonostante siano ormai passati alcuni anni, purtroppo si porta ancora appresso un ruolo molto radicato che inevitabilmente nello spettatore è difficile da dimenticare. E' probabile infatti, che chiunque guardi il film senza avere una conoscenza pregressa dell'attrice, possa valutarla più di quanto altri possano fare. In ogni caso, tornando alla pellicola, il film parte molto bene, creando dei personaggi interessanti, un mistero che deve essere svelato e soprattutto delle atmosfere di tensione che si sviluppano a metà fra la tipica indagine e tematiche soprannaturali-religiose. Regression però funziona solo a metà, se la prima parte del film costruisce una storia intrigante, nella seconda e poi nel finale, la soluzione del caso sembra arrivare in modo un po' piatto, quando ormai la tensione si è smorzata. Una volta capito il gioco, lo spettatore sa cosa aspettarsi. Inoltre, nella seconda metà del film, il personaggio del professore-psicologo viene messo sempre più in ombra, anche se il finale sviluppa una riflessione (e un giudizio) su quelle stesse teorie di regressione che danno il titolo al film. Ma nonostante questi difetti, il film scorre bene e dopo tutto anche il finale lancia un messaggio interessante che si sarebbe potuto sviluppare in modo più chiaro, di fatto il male è molto più vicino di quello che pensiamo. Poiché al di là della religione, delle superstizioni, dell'ipnosi, della suggestione, il male più pericoloso è quella provocato dalle persone reali, soprattutto da quelle meno insospettabili. È proprio questo l'aspetto più inquietante del film che da molti, soprattutto dalla critica è stato stroncato, ma a me è piaciuto. La storia in effetti non è poi così complicata e contorta, tanto che anche io pensavo alla colpevolezza di certe persone, inoltre la suspense è continua, senza cadute o rallentamenti. E quindi, anche se non tutto funziona, e anche se non è proprio un granché, questo è comunque un interessante e discreto thriller, che consiglio di vedere, ma senza alcuna pretesa, rimarrete scottati. 6,5/10

Con Omar Sy, per una volta in un ruolo non comico (ma che lascia più di un dubbio), e con diversi volti noti nel cast, protagonisti a parte, Good People, film del 2014 diretto da Henrik Ruben Genz, attira facilmente l'attenzione di quella parte di pubblico costantemente famelico di buon cinema ma riesce ad infrangere ogni aspettativa in poco più di una decina di minuti. La recitazione dei due attori principali (James Franco e Kate Hudson) è infatti piatta quanto una tavola e il loro coinvolgimento è pari a quello di una coppia intenta a fare la spesa al supermercato. A ciò si aggiunge una storia popolata da inverosimili colpi di fortuna che rendono la visione incline a frequenti distrazioni. La storia di una giovane e indebitata coppia che si impossessa di una valigetta di soldi appartenente a un criminale a cui avevano affittato una stanza. I due però si ritroveranno presto invischiati in un pericoloso regolamento di colpi. Allora, a parte il dispiacere che si prova quando davanti a un più che discreto cast si assiste a uno spettacolo del genere, è proprio questo thriller il genere di pellicola che non riesce davvero ad essere credibile. Insomma due persone comuni alle prese con un dilemma morale (e fin qui tutto bene, più o meno, dato che quale fosse la morale è un tasto dolente, le possibilità potrebbero essere infatti molte e tutte troppo banali per essere prese in considerazione, qualcosa tipo, anche i buoni possono usare le maniere forti, il fine giustifica i mezzi, mai sottovalutare le brave persone sull'orlo di una crisi di nervi, la mia) che poi si trasformano riuscendo a sopravvivere agli assalti di vari gruppi di malviventi. La risoluzione finale e l'ultima sequenza poi fanno letteralmente ridere in quanto a credibilità e resa. Eppure l'opera ha saputo giocare bene le proprie carte, perché Good People si basa su un romanzo di Marcus Sakey ed è stato adattato da Kelly Masterson (lo sceneggiatore di Onora il Padre e la Madre di Sidney Lumet), aveva quindi i presupposti per non deludere. Ma benché fosse lecito attendersi dell'intrattenimento di qualità, il thriller soffre di stanchezza cronica e, nella seconda parte, snocciola una serie di sequenze prevedibili, per nulla convincenti. Dietro la macchina da presa infatti c'è un regista danese di fama non planetaria la cui carriera annovera solo tante serie tv. Un passato che rende comprensibile (ma non giustificabile) la poca chimica tra i protagonisti, la distanza siderale che divide noi da loro e l'assenza di un inchino al noir, seppur già visto. La coppia Franco-Hudson per esempio poteva essere potenzialmente esplosiva ma la pellicola non sfrutta né la poliedricità del primo né la simpatia della seconda. Tanto che, sorprende anche un po' che un attore attento a scegliersi i ruoli (oltre che a dirigere) come James Franco si sia fatto coinvolgere in pratica in un deja vu insieme a una partner anch'essa con una importante carriera alle spalle come Kate Hudson. Ma se Tom Wilkinson si carica sulle spalle il ruolo dolente di un investigatore di Scotland Yard che ha subito una perdita in ambito familiare causata da coloro che stanno dando la caccia alla coppia, è la presenza di Omar Sy che, come detto in precedenza, lascia ancor più dubbiosi, vedere, anzi, fidatevi, meglio non vedere per credere. Chi frequenta i thriller non ha molto da scoprire di nuovo quindi, la trama è debole e già vista. Chi invece frequentasse il genere solo occasionalmente potrà trovare in questo film una discreta tensione che perde però di credibilità nelle ultime fasi in cui la sceneggiatura si dà un gran da fare per sistemare le cose, ma senza riuscirci. Perché nonostante le buone location (una addirittura in stile Mamma ho perso l'aereo, anche per quanto riguarda il 'piano' difensivo) e il discreto ritmo nonché tensione, purtroppo la versione italiana è distrutta da uno dei peggiori doppiaggi mai sentiti (ai due protagonisti è data una improbabile voce da teenager). Tutti motivi per cui mi sento di considerare Good People un film innocuo ma dimenticabile e di consigliarlo (in versione originale, eventualmente sottotitolata) solo a coloro in vena di una serata sul divano senza far fatica a seguire la trama di ciò che scorre sullo schermo. Perché non basta il fondoschiena nudo (seppur sodo e snello) della Hudson a risollevare una pellicola scialba e mediocre, in cui l'unico pregio è che dura poco. 5/10

Per chi ama i gialli e i thriller, con un pizzico di noir, rievocando qualche scena di Basic Instinct, e per chi riesce a stare attento ad ogni dettaglio, Manhattan Nocturne (Manhattan Night), film del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Brian DeCubellis va consigliato. Anche se non è certo un filmone, ma comunque per come è la storia, basata su un romanzo omonimo di Colin Harrison, romanzo che deve essere indubbiamente interessante, poiché avvincente e intrigante è la trama del giallo, può piacere. Tuttavia, probabilmente a causa del montaggio e della colonna sonora, il film risulta piuttosto lento e noioso, anche se si lascia guardare fino alla fine. Ma andiamo per gradi, Manhattan Nocturne, racconta la storia di un giornalista, Porter Wren (Adrien Brody), che scrive per un giornale di New York, ma non è solo un semplice giornalista, infatti la sua fama è dovuta alla risoluzione di un caso relativo ad un scomparsa di una bambina, ricercata da molti altri investigatori, ma Porter ha prevalso su tutti. E' sposato con Lisa Wren (Jennifer Beals), un chirurgo abbastanza noto in città, la sua vita scorre tranquillamente fino a che una sera il magnate dell'editoria per cui lavora, di nome Hobbs (Steven Berkoof), organizza un grande party a casa sua, dove Porter incontra quella che diventerà per lui la "femme fatale" del film, Caroline Crowley (la meravigliosa Yvonne Strahovski), vedova da poco per il misterioso omicidio del marito, Simon Crowley, un regista, il cui corpo è stato trovato in un edificio sigillato che stava per essere demolito. Ma ci sono tante altre verità nascoste sulla vita della stessa Caroline, che coinvolge Porter a riaprire il caso, investigando sulla morte del marito, e scoprendo tanti altri indizi che porteranno a tanti guai e ad un finale non del tutto scontato. Il film insomma detto così non è male, dato che comincia tutto molto bene, con buoni spunti intriganti e un'atmosfera noir anni '40 che avrebbe anche autorizzato il bianco e nero. Poi però si perde un po', non riuscendo a coinvolgere in pieno, almeno non tanto quanto potrebbe e dovrebbe, e la risoluzione del caso passa in secondo piano rispetto alla pesantezza dello svolgersi delle sequenza. Inoltre il finale è piuttosto deludente, non voglio spoilerare nulla, ma viste le premesse mi aspettavo certamente di più. Ciononostante quello che mi preme sottolineare è la bellezza estetica del film, una magnifica fotografia ci accompagnerà tanto negli interni quanto negli esterni, e aiutata da scelte registiche canoniche ma d'effetto farà risultare bella ogni inquadratura. Belli pure i costumi e le scenografie, che dimostrano come nulla sia lasciato al caso. Così come eccellente è il lavoro degli attori, Jennifer Beals (che si vede poco) e Adrien Brody (entrambi sono pure produttori del film) sono esageratamente bravi, la sensualità di Yvonne Strahovski è un filo conduttore che guida l'intera trama. Poiché è veramente conturbante la sua Caroline, manipolatrice femme fatale. Si potrebbe infatti, per semplificare, collocare l'intera operazione in una ennesima rivisitazione del noir classico ma si finirebbe con l'essere riduttivi. Perché al di là della trama che riserva alcuni colpi di scena e dell'ambientazione spesso, come da titolo, notturna, il film trova una sua ragion d'essere proprio nella scelta dei protagonisti. Perché Brody (che si deve essere innamorato, a ragione, del romanzo di Colin Harrison perché è anche la voce narrante) ha il corpo e lo sguardo giusti per dare malinconica concretezza a un uomo che ha fatto del lato negativo delle esistenze altrui la propria ragione professionale. I suoi articoli vengono letti e apprezzati proprio perché sanno cogliere l'aspetto più recondito della reazione degli esseri umani dinanzi alla paura, al dolore, alla morte. Nei suoi occhi traspare quanto tutto ciò sia divenuto parte costituente del suo modo di rapportarsi con la realtà nonostante una moglie e due figli che ama. Lì sta la sua fragilità che Caroline (avvezza alle sadiche stravaganze psicologiche del marito) sa come utilizzare grazie anche ad una seduttività giocata tutta sui mezzi toni verbali e su un corpo (e che corpo) delle cui doti è più che consapevole. Anche se resta tuttavia l'amarezza per un film che avrebbe potuto essere molto, ma molto di più. In ogni caso, è un thriller davvero interessante e avvincente da seguire, e poi è inutile dirvi che, se già Yvonne Strahovski l'amavo ai tempi di Chuck, dopo aver visto il film e la sua statuaria bellezza e fisicità (nuda, sexy e intrigante) adesso ne sono follemente innamorato. Comunque non è il solo elemento a favore, perché il film vale e tanto, anche se non perfetto e non certamente un capolavoro. 7/10

12 commenti:

  1. L'unico che ho visto è Regression e mi ha deluso molto nonostante stesse promettendo molto.. gli altri due sono in lista.. ma ora darò sicuramente precedenza a Manhattan nocturne.. ;)

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    1. Già infatti, stava procedendo bene e poi, e poi ciao...sì, e fai bene perché potrebbe piacerti ;)

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    2. L'ho visto... te vojo ammazza'. Io non lo consiglierei mai. Un thriller che promette, si attorciglia e sbraga come un suffle'al quale apri il forno prima della cottura... odio essere preso in giro da scrittori e registi che pensano tutti che abbiamo l'anello al naso. Non c'è una contraddizione nel film. Ma almeno tre o quattro, pazzesche, che ti scrivo in privato tanto per non spoilerare. Ti continuo a consigliare a gran forza Elementary. Grandi gialli come si deve.

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    3. Eh addirittura! Comunque i miei sono sempre giudizi personali per cui anche se molto spesso consiglio e non consiglio, dipende dai gusti se vederlo o meno. Ok che ti ha deluso, però non è colpa mia, forse non sono stato attento ai dettagli ma io fino all'ultimo mi sono appassionato alla soluzione del caso...e niente, abbiamo costantemente due punti diversi di vedere..

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    4. Non "costantemente" dai.. se no neanche li seguirei i tuoi consigli.. però dici giusto.. se un film ti appassiona, - e questo è stato anche il mio caso - non ti scoccia che finisca tutto con una deludente pressopochezza? Perché farci prendere in giro? Tutto qua.. ora ogni tanto di cavolate ne sparano pure su Elementary, lo ammetto, ma la maggior parte dei casi sono "geniali" davvero.. non resti con la faccia da ebete dicendo: "ma che m'hanno preso per scemo?"

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    5. Sì la sensazione ogni tanto c'è perché in giro ci sono film peggiori, ma a volte si può passare oltre, però giustamente dovrei stare più attento a consigliare un film ;)

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  2. Gli altri non li ho visti ma Regression mi era piaciuto molto, soprattutto per il modo in cui sfrutta la tecnica del titolo e per l'impressione di "falsità" che grava su tutti i coinvolti.

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    1. A me non tanto, soprattutto perché ad un certo punto ci si perde e tutto diventa paradossale e straniante, però al contempo il tema tiene incollati ;)

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  3. Praticamente Regression lo hai spoilerato :p
    A me è piaciuto molto, e ti dirò di più: inizialmente mi sembrava una cagata e stavo pure addormentandomi. Poi mi ha preso molto...

    Moz-

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    1. Ma è il titolo che già spoilera tutto, e se uno conosce la psicologia sa già che è un metodo non comprovato e quindi a cosa porta :D
      A me invece il contrario, parte a razzo e finisce a...hai capito :)
      Comunque la Watson con quelle smorfie è irritante, per fortuna la bellezza l'aiuta ;)

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    2. Cazzo. Penso si possa dire :)

      Moz-

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    3. Si lo so, però evito sempre di dirlo in 'pubblico' :D

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