lunedì 14 settembre 2015

Italian weekend (Un Natale stupefacente, Perez & Studio illegale)

Alla vigilia di Natale, il piccolo Matteo di otto anni viene affidato agli zii Remo e Oscar quando i genitori (coltivatori) vengono arrestati (per un equivoco abbastanza singolare) con l'accusa di detenzione e spaccio di marijuana. Si crea così un Natale in campagna con una strana famiglia allargata. I due tutori, completamente diversi l'uno dall'altro per attitudine e carattere, si riveleranno però inadeguati al compito affidato loro. Greg è single, rockettaro e sciupafemmine, che cercherà l'aiuto di Genny (Ambra Angiolini, l'ultima fiamma). Lillo invece è stato appena lasciato dalla moglie ed è geloso del nuovo compagno di lei, un coatto tatuatore, ma cercherà di approfittare della situazione per riconquistarla. A complicare le cose, le visite a sorpresa di due zelanti ma bizzarri assistenti sociali, per verificarne l'idoneità alla "strana famiglia".

Dopo anni di prove e sperimentazioni il film (del 2014) di Natale prodotto da Aurelio De Laurentiis è definitivamente passato dal genere comico alla commedia, passando da modelli esagerati e carnevaleschi a commedia ripulita. A non cambiare è invece la realizzazione rapida e poco curata e la continua ricerca alle situazioni banali. Le medesime componenti che rendevano quei film comici poco divertenti, sono infatti le stesse che rendono questa commedia poco sofisticata. Prendendo in prestito volti e nomi dai film più anonimi ma di successo degli ultimi anni e mettendo Lillo e Greg a tirare il gruppo, Un Natale stupefacente non vuole proporre nulla di diverso, anzi vuole essere molto simile alla concorrenza che vediamo tutto l'anno. La commedia vive di piccoli momenti e intuizioni degli attori anche se l'impressione è che niente sia cambiato negli ultimi trent'anni.

Demetrio Perez è un famoso avvocato penalista napoletano che anni prima era considerato uno dei migliori nel suo campo, ma essendosi fatto troppi nemici, adesso si è ridotto a fare l'avvocato d'ufficio. La sua vita comincia ad andare a rotoli quando sua figlia Tea si innamora follemente di Francesco Corvino, figlio di un boss della camorra. Nonostante la riluttanza di Perez, Francesco afferma di essere sinceramente innamorato di sua figlia. Luca Buglione, boss di un clan rivale dei Corvino, capendo di essere arrivato al capolinea, decide di costituirsi, facendosi rappresentare da Perez e stringendo con lui un accordo: se l'avvocato avesse recuperato per lui una partita di diamanti di contrabbando, egli avrebbe testimoniato come pentito a sfavore di Francesco. Perez accetta e si reca nel posto stabilito insieme al collega Ignazio Merolla, recuperando i diamanti dallo stomaco di un toro. Francesco, incriminato per l'omicidio a sangue freddo di una coppia di anziani, si vede costretto ad organizzare una fuga in Spagna. Quando però scopre che Perez è l'avvocato del boss rivale, il suo atteggiamento cambia completamente: prende in ostaggio lui e sua figlia perché lo portino nella località segreta dove Luca Buglione viene tenuto sotto protezione come collaboratore di giustizia. Buglione stabilisce un incontro notturno con l'avvocato per farsi consegnare i diamanti: Francesco va con Perez e Tea all'appuntamento e, approfittando del buio della notte, tenta di sparare di sorpresa al boss rivale ma Perez lo investe, uccidendolo. L'avvocato consegna i diamanti a Buglione, il quale gliene lascia una parte. Il film (del 2014) termina con Perez e la figlia Tea che bruciano il corpo di Francesco. Due almeno i motivi di interesse in questo noir, il primo è di ordine tematico, la difficoltà di riscatto di chi è caduto una volta nella vita e, per quanto resista, è destinato a cadere ancora più giù; il secondo argomento riguarda la fotografia, il film è ambientato quasi interamente di notte e dentro giorni senza sole, proiezioni dell'angoscia interiore del protagonista. Perez è circondato da un ingranaggio oppressivo della città, e cerca una tranquilla dimensione domestica senza riuscirci. E' tormentato ma ambiguo, perché al tempo stesso è eccitato e disgustato dai cattivissimi della storia, ma Luca Zingaretti diventa credibile nel ruolo di genitore timido e inibito. A sfidarlo dall'altra parte della legge il camorrista navigato di Massimiliano Gallo, dal volto duro e la strisciante inafferrabilità, e quello imprudente di Marco D'Amore (Gomorra), con il viso d'angelo e il destino segnato. Tra di loro, sorpreso e inquadrato di spalle, sopravvive il protagonista di Zingaretti, che prova a tirarsi fuori dal suo fallimento personale e dalla sua disperata solitudine. Solitudine riflessa nella vita trascinata di Ignazio Merolla, collega arreso e amico caduto. Perez, nero, freddo e lucente.

Studio illegale è una commedia (del 2013) tratta dal romanzo di Federico Baccomo, costruita a misura dei fan di Fabio Volo. L'avvocato Andrea Campi (single e cinico), pur di fare carriera, trascura la sua vita sociale, dimenticandosi spesso sia della fidanzata che degli amici. Lavora in un prestigioso studio legale che si occupa di fusioni e operazioni societarie, il suicidio di un collega e l'acquisizione di un'azienda farmaceutica da parte di una multinazionale araba lo forzano a vincere l'impasse in cui è precipitato, abbandonando scrivania e apatia. Questo impegnativo incarico assegnatogli dal suo capo, lo mette faccia a faccia con l'avvocatessa Emilie Chomand, di cui Andrea si innamora immediatamente. Ma agli affari economici non fanno bene agli affari di cuore, che capitolano insieme ad Andrea, di nuovo solo. Licenziatosi, si ritirerà a meditare sulle 'cause perse' e sui treni da prendere. Studio illegale, che vorrebbe informare e divertire lo spettatore sulla categoria meno amata dagli italiani, quegli avvocati così sensibili al rapporto col denaro e segretarie in tailleur d'ordinanza, finisce di fatto per essere cannibalizzata da Fabio Volo. Perché la commedia è costruita a misura dei suoi fan, che ritroveranno l'universo esistenziale del loro diletto afflitto dalla stessa febbre: il dubbio della scelta tra una vita libera all'insegna di ciò che conta di più (amici, amori) e l'affermazione individuale, ieri nella variante del posto fisso tanto caro alla cultura della piccola borghesia anni Sessanta (La febbre), oggi in quella carrieristica e rampante sospesa tra grandi opportunità e massima disponibilità. Se Il giorno in più si divideva tra Milano e New York, Studio illegale dimostra la stessa apertura al movimento, spostandosi dalla Brianza agli Emirati Arabi, dove gli avvocati innamorati perderanno l'innocenza su quella macchina di verità che è il processo sentimentale. Al cinismo amorale del mondo legale fa naturalmente seguito la finta indignazione del protagonista subito dissimulata nell'epilogo e in un bacio colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Un film raffinato ma che non ispira e non dà emozioni, bravi gli attori, buona la trama ma non è un granché.

Nessun commento:

Posta un commento