sabato 27 agosto 2016

Joker: Wild Card

Joker: Wild Card (2015) è un remake, che in questi periodi va tanto di moda, del film Black Jack del 1986 con Burt Reynolds. A loro volta son tratti dal romanzo Heat di Goldman (vincitore di due premi Oscar, migliore sceneggiatura originale nel 1970 per il film Butch Cassidy e nel 1977 l'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per il film Tutti gli uomini del presidente) del 1985, anche se in questo caso scrive anche la sceneggiatura del film. Un film diretto da Simon West, che diresse il mitico Con Air del 1997 con Nicolas Cage in forma smagliante (la sua carriera da regista di film cominciò proprio da lì) e regista anche di Lara Croft: Tomb Raider (il primo tratto dal famosissimo videogioco), Chiamata da uno sconosciuto, Professione assassino e I mercenari 2, entrambi con protagonista Jason Statham (lo stesso di questa pellicola) e Stolen di nuovo con Cage. Ma tornando al film in questione Joker: Wild card racconta di Nick Wild, compulsivo giocatore d'azzardo, che si guadagna da vivere fornendo protezione come accompagnatore, proteggendo ricchi scommettitori che cercano fortuna a Las Vegas. E' anche un po' un tutto fare: li protegge, li aiuta a far la figura dei duri per conquistare le donne e li guida alla scoperta della città che lui sogna prima o poi di lasciare. Il suo lavoro però prende una piega differente, trasformandosi in guerra personale, quando Holly, una sua vecchia compagna, viene brutalmente violentata e picchiata da un mafioso principe dell'azzardo e dai suoi scagnozzi. Inizierà così una pericolosa vendetta. Joker: Wild card, con tutte le sue migliori intenzioni è però un film a fasi alterne, a volte ci regala momenti di pura azione avvincenti, a volte casca davvero malamente nel ridicolo. Il punto debole è anche qui, come tanti altri (sceneggiatori) che credono che bastino poche inquadrature per trasmettere al pubblico il "vissuto" di un personaggio che vogliono trasporre da un libro appunto in immagini (dimenticando quasi sempre che al cinema lo spettatore deve essere condotto per mano con vari flash-back, non può essere abbandonato a se stesso cercando di inquadrare la storia e il retroterra che ne consegue senza nessun aiuto) nella sceneggiatura che fa acqua davvero spesso, e i dialoghi sono talvolta imbarazzanti e superficiali. Un film infatti non è un libro dove una pagina si può rileggere, dove si può anche tornare qualche capitolo indietro, un film deve trasmettere alla perfezione e immediatamente allo spettatore il suo significato se vuole che la visione sia piacevole. Nel caso di questo film dove sono le tensioni che travolgono il povero Nick Wild? Solo nel finale ne scopriamo alcune, chi tipo di persona è Nick Wild? anche in questo caso tocca a noi immaginarlo. Il film perciò non riesce ad impressionare, vi è una chiara volontà del regista di creare un'atmosfera malinconica e decadente (la musica Blue Christmas di Elvis Presley è perfetta) ma purtroppo ne riesce una 'cozzaglia' condita dallo stile trash dei picchia-duro non coerente ne spiazzante.

martedì 23 agosto 2016

Notte Horror 2016: The Faculty (1998)

L'anno scorso di questi tempi mentre io avevo appena aperto il mio blog ed ero intento a capirci qualcosa, nella blogosfera circolava una interessante rassegna cinematografica che mi aveva incuriosito, ovvero la seconda edizione di Notte Horror. Una rassegna che come già dal titolo si intuiva, trattava e recensiva dei film horror che negli anni '90 Italia Uno mandava in onda prevalentemente in seconda serata, perciò prendendo spunto da ciò alcuni blogger, di cui grazie proprio a questa rassegna ho cominciato a seguire, hanno compiuto questo bel progetto. Ora un anno dopo, e dopo aver acquisito una certa abilità, ho provato ad entrare a far parte di questo piccolo circolo e anche se solo a metà del 'corso' ci sono finalmente riuscito. E infatti eccomi qui (per l'ultimo episodio) a recensire un film horror a mia scelta che rientrasse nelle linee guida della rassegna, ovvero tassativamente horror, preferibilmente tamarrata e possibilmente anni 70-80-90, ed ecco che dopo accurate ricerche (era quello più facile da trovare su Sky) ho scelto di vedere The Faculty, un horror fantascientifico del 1998. Non volevo infatti rispolverare i grandi classici del genere, perché troppo complicati e troppo belli da essere solo nominati, perché sono dei capolavori assoluti, da Lo Squalo a It (anche se alcuni li hanno giustamente recensiti, ma perché più bravi di me), e comunque la mia filmografia in questo genere parte proprio dagli anni '90, anni sì interessanti ma privi di grandi film sopratutto horror, a parte ovviamente qualcuno, e sopratutto questo appena visto, perché è un autentico gioiellino.

Questo perché The Faculty è uno di quei film, che anche se non ricordo di averlo visto, che sorprende in positivo, e poi come non sceglierlo dato che il film tratta degli alieni e sopratutto di un modo assolutamente originale di sconfiggerli, la droga, che c'è quindi più tamarro di questo, forse tanto o forse no, in ogni caso il film non è bello e intrigante solo per questo motivo ma perché anche a distanza di tempo il film non ha perso il suo fascino, anzi probabilmente è uno dei meglio riusciti in ambito scolastico. Ma c'è un'altro importante dato, il film è interpretato da un cast davvero eccezionale, attori che a distanza di ben 18 anni fanno impressione, difatti molti di questi che hanno partecipato a questo film, hanno fatto il loro esordio, alcuni ovviamente no, ma è come ritrovarsi tra 'vecchi' amici, all'inizio infatti mentre scorre la storia, i protagonisti sono facili da riconoscere (anche se giovanissimi), praticamente a tutti ho esclamato: ma quello è lui, quello l'ho visto in un film l'altro giorno, quella è davvero lei? Sì perché se non l'avete ancora vista, la pellicola comprende una decina di attori più o meno famosi, alcuni davvero riconoscibili perché non sono affatto cambiati. E come se non bastasse il film è diretto da un certo Robert Rodriguez, uno dei registi "pulp" più famosi, anche se lui è anche sceneggiatore, produttore cinematografico, montatore, compositore, direttore della fotografia, creatore di effetti speciali, attore e scenografo. Insomma un grandissimo, pupillo del collega e amico Quentin Tarantino, non uno qualunque. Tra i suoi successi Sin City, i due Machete, Grindhouse, Spy Kids (tutti) e Dal tramonto all'alba (2 anni prima di The Faculty) da cui sembra ricalcare in parte la sceneggiatura, imperniata di una ugualmente salsa ironica, a tal proposito si potrebbe dire che forse il film in questione ricalca un po' alcuni elementi di questo predecessore, come con la progressiva infettazione e trasformazione dei personaggi della storia, tra cui appunto ritroviamo la giunonica e stratosferica Salma Hayek (impossibile non sapere chi è) invischiata in una storia alquanto assurda ma che regala (o almeno personalmente ha regalato) molte emozioni.

lunedì 22 agosto 2016

La mia top 10 dei tormentoni estivi dagli anni '90 in poi

Non c'è estate senza il suo tormentone, una canzone che, più delle altre, riesce a colonizzare le menti di milioni di persone (non necessariamente consenzienti). Una volta i tormentoni trionfavano a Un disco per l'estate, poi al Festivalbar e sui canali musicali, oggi scalano i vertici delle classifiche dei download, ma la loro natura non cambia, tormentoni nascono e tormentoni restano, c'è chi li ama, e li balla in spiaggia e li canticchia davanti allo specchio, e c'è chi li odia e costoro…purtroppo si ritroveranno a cantarli comunque, anche a distanza di decenni. Perché anche se il concetto di tormentone può essere percepito come negativo, nel caso in cui si parli di canzoni orrende che però hanno scalato le classifiche, vengono innegabilmente ricordati in positivo, quando sopratutto riascoltandole tornano in superficie ricordi dolci, salati e allegri di quelle vacanze di qualche anno fa quando eravamo più giovani, più felici e tanto innamorati. La parola "tormentone" si usa dagli anni 60 e sottintende una frase, una canzone o un'espressione che viene ripetuta fino a che non ti entra in testa. Il tormentone estivo è il pezzo dell'estate, quello che vince su tutti gli altri e sarà ballato, passato in radio e in qualsiasi altro posto. Ma siccome i tormentoni estivi sono tantissimi e di tutti i tipi, per velocizzare ho scelto di scegliere per la mia speciale classifica (almeno per quest'anno) di tenere conto dei tormentoni dopo il '90, prima dei ruggenti anni '80, mitici sotto tutti gli aspetti. Questo perché la prima volta che sentii un tormentone fu un'estate 'italiana' del 1990, una canzone così straordinaria che se anche portò irrimediabilmente sfortuna (e continua a portarne purtroppo), calcisticamente parlando, al contrario di una 'brutta' che portò fortuna nel 2006, è una di quelle che più ricordano l'estate e le agognate vacanze. Negli anni '90 si balla la dance e si torna a parlare di estate in modo malinconico, quasi presagendo la fine di quel mondo dorato che abbiamo vissuto precedentemente. Negli ultimi anni invece i tormentoni (perlopiù canzoni più ascoltate) sono quasi sempre stati stranieri, sopratutto di natura latino americana, e nonostante alcune sono venute a noia, ce ne sono altre (anche quelle noiose e irritanti) o italiane, che basta ascoltare la prima nota e già ci mettiamo a ballare. Perciò senza ulteriori indugi ecco la mia top 10 dei tormentoni estivi dagli anni '90 in poi.

10. La decima posizione è per uno dei pezzi (e non solo) più intriganti del 2000, uno di quelli che hanno fatto successo ovunque, anche nelle versioni inglese e spagnolo. Lo cantavano le sorelle più ammiccanti (e sexy) della canzone italiana, che già pregustavano la svolta soft erotica degli ultimi tempi della loro carriera, ormai conclusasi.
9. In nona posizione invece i re incontrastati di tante estati degli anni '90, ovvero gli 883, e questo è probabilmente il più conosciuto

sabato 20 agosto 2016

Fantastic 4 - I Fantastici Quattro

Ultimamente a Hollywood è diventata consuetudine rifare o far ripartire un film e/o saga, cosa che a primo impatto può sembrare una cosa positiva ma ciò raramente succede perché purtroppo nonostante le buone intenzioni il risultato è sempre al di sotto delle più rosee (o almeno minime) aspettative. Come nel caso infatti del reboot (del 2015) della saga fumettistica dei Fantastici 4, perché il film non è brutto, anzi, per me che l'ho visto in Super Hd è stato visivamente spettacolare ma il problema principale è che prima di tutto non se ne sentiva il bisogno di ricominciare una saga che comunque non è una delle più amate della Marvel (e dei Marvel Comics) ma sopratutto nonostante il cambiamento di stile, di regia, di cast e sceneggiatura non riesce a centrare l'obiettivo prefissato, ovvero dare lustro (rilanciare la saga sperando di migliorare, almeno spero che sia stato così l'intento, quello che non è mal-funzionato nei primi due film del 2005 e del 2007) a un fumetto comunque famoso come lo sono i Fantastici 4, perché purtroppo sbaglia tanto, addirittura fa rimpiangere tutto quello che si è visto nei precedenti che per quanto brutti e stupidi nonostante qualche difetto, riuscivano comunque ad intrattenere il pubblico per via di buoni elementi (tra cui un grandissimo cast), e che dopo aver visto questo film sembrano di tutt'altro livello, sicuramente migliore. Fantastic 4: I Fantastici Quattro (Fantastic Four, reso graficamente FANT4STIC) infatti nonostante sia stato girato da un regista esperto di film di fantascienza (Josh Trank, Chronicle) e abbia un cast di attori giovani e apprezzati, fra cui Kate Mara di House of Cards e Miles Teller di Whiplash, è probabilmente a detta di molti (in parte anche da me), uno dei peggiori film sui supereroi mai girati (e più inutili, dannosi e inconcludenti) nella storia, trama poco consistente, i personaggi deboli e gli effetti speciali scarsi, praticamente quello che non si dovrebbe mai fare in un remake/reboot. Un'altro problema è dato dai problemi che la produzione ha dovuto affrontare prima dell'uscita del film (anche se dopo è stato peggio, la critica l'ha massacrato, il pubblico ci è andato pesante, gli incassi sono stati un fiasco, un disastro su tutta la linea, insomma), liti tra regista e produttori, una barca di milioni buttati, la scelta di avere la Torcia Umana con un ragazzo nero, la storia che non è quella dei fumetti, e quindi già cominciando in malo modo un progetto così grande era piuttosto evidente che si sarebbe ripercorso negativamente sulla pellicola. Una pellicola che comunque come detto non è proprio brutta, ma senza un minimo di originalità e innovazione, rimane molto molto sbilanciata, troppe decisioni senza senso. E cercando di essere il più obiettivo possibile, non riesco a trovare nemmeno un qualcosa di buono o un'attenuante che possa salvare questo nuovo Fantastici 4. Certo il film si lascia vedere e questo non lo si può negare, ma proprio non convince, non coinvolge più di tanto ma sopratutto non da niente, lascia il tempo che trova. Comunque la storia (come se non la conosciamo già) racconta di quattro giovani outsider che si ritrovano teletrasportati in un universo alternativo e pericoloso, che ne altera la forma fisica in modo scioccante. Con le vite di ognuno irrimediabilmente rovesciate, la squadra deve imparare a sfruttare le nuove abilità acquisite e a lavorare insieme per salvare la Terra da un ex amico trasformatosi in acerrimo nemico.

giovedì 18 agosto 2016

Billions (1a stagione)

Billions è la nuova ed eccezionale serie televisiva statunitense della Showtime, in Italia andata in onda sul canale satellitare Sky Atlantic dal 21 giugno 2016 al 26 luglio, sul mondo dell'alta finanza, quella di Wall Street. Fortunatamente però nonostante l'argomento abbastanza noioso e su cui non molto conosco se non a parte qualche altro film del genere, come Margin Call o The Wolf of Wall Street, su cui qualcosa credo di aver capito, la serie ha il pregio di saper raccontare gli intrighi della finanza in modo davvero intrigante ed impeccabile, affidandosi a dialoghi brillanti e recitazioni perfette, su tutti ovviamente i due protagonisti principali, Paul Giamatti e Daniel Lewis. Rinnovata già per una seconda stagione, Billions, ideata da Brian Koppelman (è anche il produttore di Vinyl), David Levien (co-sceneggiatore di Ocean's Thirteen) e Andrew Ross Sorkin, editorialista economico del New York Times e autore del libro Too Big to Fail, ci trattiene nel mondo del denaro virtuale e del commercio azionario usando due personaggi come come catalizzatori dei conflitti morali (come successo per certi aspetti anche in The Night Manager, col fantastico duo Laurie-Hiddleston), un uomo d'affari che manovra miliardi di dollari in fondi speculativi, e un procuratore distrettuale che vuole incastrarlo per insider trading (ovvero sfruttare informazioni riservate prima del tempo per guadagnarci che per chi non sa o conosce, è illegale). Ma Billions anche se è una serie sul denaro (che poi a volte parlare di milioni come se fossero spiccioli non è piacevole per noi poveri mortali), è sul potere, sul senso di giustizia, sull'ambizione personale. Di conseguenza, è una serie che contrappone due visioni opposte del mondo, due percorsi di vita antitetici, inconciliabili e quindi destinati a scontrarsi. Ma non è neanche una serie sul bene e sul male, non esistono infatti scale di valori, nella scrittura perfetta degli autori, ma svariate sfumature di grigio (non 50 ma qualcuna c'è), in cui lo spettatore è libero di scegliere quale visione del mondo che gli è più congeniale. Ma al netto di tutte le questioni tecniche, a cui comunque lo show dedica grande attenzione (ma senza appesantire troppo), vale la pena non stancarsi a rincorrere i tecnicismi e concentrarsi invece sui caratteri. Ci sono Bobby Axelrod, interpretato da Damien Lewis (quello di Homeland), businessman che ha creato da solo il proprio impero e che opera serenamente oltre i margini della legalità, che è in grado di comprare qualsiasi cosa desideri, da un viaggio privato con gli amici di infanzia per il concerto dei Metallica (con tanto di accesso ai camerini, cameo davvero notevole) al proprio nome su un edificio pubblico a cui ha donato qualche centinaio di milioni, e Chuck Rhoades (che ha i tratti costantemente imbronciati di uno strepitoso Paul Giamatti), di famiglia ricchissima, uomo di legge integerrimo in cui però il rigore è figlio di nevrosi private (la rivalsa nei confronti del proprio padre, del proprio fisico e della propria compagna) più che di idealismo. Il laccio che li lega è la passione condivisa per una donna, Wendy, psicologa aziendale per il primo e moglie del secondo (una sensuale e strepitosa Maggie Siff) che si espone costantemente a un imbarazzante conflitto di interessi.

venerdì 12 agosto 2016

Babadook

Immancabilmente quando arriva l'estate arrivano anche tanti film horror, sia al cinema sia in tv, e come già molti prima di questo ho recensito e ancora recensirò, eccomi qui a recensire uno dei film Babadook (The Babadook) che l'anno scorso ha riscosso un grande successo e sopratutto un giudizio positivo di quasi tutti, compreso io che finalmente sono riuscito a vederlo. Perché questo film del 2014 diretto dalla regista australiana Jennifer Kent, al suo esordio, è un horror bello perché atipico. E' infatti un film horror che, finalmente, dopo anni di pellicole eccessivamente (e inutilmente) violente con storia tutte simili fra loro, propone qualcosa di diverso in modo diverso, prediligendo non gli effetti speciali, non le impennate sonore improvvise o le urla più forti, ma la storia, i personaggi e le loro caratterizzazioni, il vero cuore pulsante dell'orrore. Quante volte infatti capita di vedere un personaggio di un horror che, sentendo un orribile rumore fuori dalla porta, invece di nascondersi ci va incontro sapendo che morirà malissimo? Troppe. Ebbene questo non è quello che troverete in questo intrigante film. Ma questo è solo uno dei tanti pregi per cui elogiare il film, innanzitutto la trama, semplice ma intensa. Sei anni dopo la tragica morte del marito nell'incidente d'auto avuto quando la stava accompagnando in ospedale per il parto, Amelia vive da sola insieme al figlioletto, un bambino iperattivo e dalla fantasia molto vivace. Sam, infatti passa le sue giornate a costruire armi come balestre, catapulte o trappole per catturare mostri, è manesco tendente all'aggressivo e ha seri problemi di socializzazione. Amelia (palesemente depressa) invece è sola, triste e non riesce a superare la morte del marito. La vita dei due è tutt'altro che rosea, soprattutto appunto a causa del comportamento aggressivo del bambino e del rapporto troppo apprensivo che ha la madre nei suoi confronti, che li porterà lentamente ad isolarsi dal resto del mondo. Le cose purtroppo però non migliorano quando nella loro vita si materializza un libro di favole (chiamato Mister Babadook) diverso dagli altri, molto nero, cupo e spaventoso che viene prontamente messo via dopo la prima lettura ma continua a ripresentarsi fino a che la sua storia di un uomo nero che ti entra dentro fino a condizionarti non comincia lentamente ad avverarsi e intrappola i due nella loro stessa casa. Il libro infatti contiene immagini molto inquietanti e sembra più una maledizione che una storia per bambini e da quel momento quindi iniziano ad accadere strane cose in casa e la madre stessa inizia a subire una trasformazione che sembra qualcosa di più che un semplice crollo psicologico.

mercoledì 10 agosto 2016

Barbarians: Roma sotto attacco

Barbarians: Roma sotto attacco (Barbarians Rising) è solo l'ultima delle spettacolari produzioni di History, la nuova straordinaria docu-serie del canale storico più famoso del mondo che stavolta parla di Roma. Anche se questa però non è la storia gloriosa di Roma, è la storia epica dei guerrieri che hanno osato ribellarsi e hanno combattuto in nome della libertà, la loro libertà. Per più di mille anni, Roma è stata una potenza all'apparenza invincibile, ma alcune popolazioni non hanno rinunciato al proprio modo di vivere e hanno sfidato il dominio romano con l'obiettivo di distruggerlo, e alla fine ci sono riusciti. Loro i barbari, così i Romani chiamavano chiunque fosse estraneo alla loro civiltà, genti ricche e colte, come i Cartaginesi, o tribù ai margini della civiltà, primitive e brutali, come gli Unni. Popoli che, in epoche diverse, si sono rifiutati di piegarsi al potere romano e hanno lottato per la propria indipendenza. Barbarians: Roma sotto attacco è perciò la storia di questi uomini e donne che hanno rischiato la vita, opponendosi alla città più potente che il mondo antico avesse mai conosciuto. Una guerra sanguinosa alimentata da lotte, intrighi, tradimenti e vendette, vista attraverso gli occhi di alcuni dei guerrieri (alcuni famosi altri no) più geniali, abili, coraggiosi e feroci del passato come Annibale, Spartaco, Budicca, Alarico e Attila. Attraverso quasi mille anni di storia, e raccontando con accurate ricostruzioni storiche la ribellione dei barbari, tribù dopo tribù, nazione dopo nazione, questa bellissima serie evento, dall'alto valore produttivo, che si avvale del contributo di storici ed esperti di diverse nazionalità, tra questi, lo storico e scrittore Valerio Massimo Manfredi e i professori delle più prestigiose università del mondo, da Yale ad Oxford, sorprende, coinvolge, emoziona ed entusiasma.

lunedì 8 agosto 2016

Monster movie weekend

In questo caldo e piovoso weekend appena trascorso, mi è capitato per caso di vedere tre film che hanno a che fare con dei mostri, mostruose, evolute, mutanti creature che fanno fuori chiunque intralci il loro cammino, i Monster movie di Syfy. Sono quei classici film (b-movies) al limite dell'assurdo e demenzialità che nonostante appunto questo aspetto sono assai divertenti e intrattengono abbastanza bene, anche grazie ad uno script sicuramente non originale ma molto ingegnoso e alquanto innovativo. Ovviamente come è consuetudine di questi film al limite del trash non troverete mai attori e sopratutto interpretazioni da Oscar, non troverete mai dialoghi di livello, ma banali, superficiali e assolutamente ridicoli a volte, che insieme a colonne sonore scadenti, espedienti narrativi e trame abbastanza inutili, formano un quadro assurdo e astratto, più che reale. Però grazie a buoni effetti speciali, buone idee e straordinarie invenzioni che creano suspense e terrore (più precisamente soggezione), d'altronde sono pur sempre film horror fantascientifici che guardano animali e mostri disgustosi, orrendi e sopratutto pericolosi, sono molto divertenti sicuramente, ma anche intriganti. Insomma di tutto di più, anche una certa prevedibilità nella sceneggiatura o nelle situazioni, ma se soprassedete a ciò allora potrebbero anche piacervi, però non aspettatevi tanto, anzi, cercate di abbassare le vostre pretese perché altrimenti non vi godrete mai i tre film che io ho appena finito di vedere.

Il primo è Big Ass Spider! che già dal titolo vuole essere ironico (Il ragno dal c**o grosso), vuole far capire che il primo a non prendersi sul serio è il film stesso, e ci hanno messo un punto esclamativo per sottolineare la cosa. Questo perché, questo mostruoso action, inedito al cinema, già dall'inizio mette le mani avanti, è come se dicessero: Siamo brutti ma lo sappiamo, l'abbiamo fatto apposta, non crederete mica che il nostro sia cinema vero. Infatti è quello che succede qui, che come in altri e moltissimi casi, un esperimento militare andato a puttane (come sempre) ha generato un aracnide mutante che, nutrendosi di carne umana, cresce a vista d'occhio. A nulla servono le armi tradizionali e l'unica speranza è l'intervento di un improbabile duo composto da un disinfestatore romantico (Greg Grunberg, attore familiare e ben conosciuto e apprezzato dai fan di Heroes, Alias e N.Y.P.D.) e un messicano sottosviluppato (Lombardo Boyar), che vorrebbe tanto far ridere ed essere Franco Franchi ma non lo è affatto. Il film, diretto da Mike Mendez, guarda sopratutto alla fantascienza anni '50 quando insetti e mostri giganti erano all'ordine del giorno. Ne esce in questo modo un film simpaticamente ingenuo, oppresso dall'inadeguatezza dei limiti produttivi, ma che riesce a divertire per la sua breve (80 minuti scarsi) durata. Situazioni al limite dell'assurdo, leitmotiv visti e risaputi (le ragazze in bikini, le grida, battute idiote, dialoghi inutili e spostamenti fulminei) che rendono la narrazione volutamente banale sono allo stesso tempo un pregio e un difetto di questa produzione low-budget, conscia dei propri limiti e proprio per questo più sincera di molte pellicole omologhe. Da una colonna sonora spesso fuori contesto, da pezzi pseudo romantici e d'atmosfera come Where is my mind dei Pixies a un'improbabile La cucaracha sui titoli di coda, a un'evoluzione degli eventi forzata che vede le forze speciali dell'esercito dipinte come una massa di imbelli, Big Ass Spider gioca di rimandi e citazioni, con effetti speciali appena discreti ma non disprezzabili, e poi i ragni sono così 'schifosi' che mettono così in soggezione tanto da aver quasi paura di vedere. A completare questa bizzarra ma genuina produzione un occhio di riguardo è stato dato anche al casting, e se Grunberg è (più o meno) perfettamente in parte, è gustosissima la partecipazione del grande Ray Wise (Twin Peaks, Reaper) nei panni dell'ostinato generale dell'esercito e di Lin Shaye (Insidious e tanti altri) nei panni di una rompiballe vecchietta. Insomma, non prendendosi troppo sul serio, Big Ass Spider riesce a divertire riportando in auge il monster movie coi ragni giganti. Un film simpatico e improbabile, con effetti speciali discreti e una trama rassicurante nella sua banalità, con colpi di scena, follia e divertimento per questo omaggio-parodia al Cinema di fantascienza degli anni '50.

sabato 6 agosto 2016

Il Trono di Spade (6a stagione)

Finalmente dopo quasi un mese dalla fine dell'attesissima sesta stagione de Il Trono di Spade, sono riuscito a vedere le 10 puntate che conseguono questa ricchissima e intensa ultima stagione, ultima nel senso di quella mandata in onda perché ormai è risaputo che la serie si concluderà (per fortuna o per sfortuna, dipende dai casi, dipende dal finale) definitivamente dopo l'ottava stagione. Ho atteso tanto perché il mio mysky era abbastanza pieno e non avevo tantissimo spazio e quindi ho dovuto ripiegare vedendo tanti film (luglio ne è testimone) perciò solo nell'ultima settimana ho avuto il tempo di godermela tutta d'un fiato. Certamente non è stato facile aspettare sia perché l'attendevo da tanto, sia perché con i tantissimi 'spoiler' in giro per il web o fb non è stato per niente facile fare finta di niente, ma fortunatamente ho resistito e ho atteso una stagione che si preannunciava spettacolare ed effettivamente è ciò che è successo perché paragonate probabilmente alle prime tre, questa è stata una delle migliori in assoluto, anche se non mi erano dispiaciute le precedenti due, sopratutto per l'entrata in scena di spaventosi personaggi che saranno il fulcro si spera delle conclusive due stagioni, ovviamente sperando che si risolvi per il meglio per il mondo dei sette regni, anche se cominciavo a fare il tifo per gli estranei quando la situazione sembrava in stallo, ma sopratutto nessuno dei protagonisti era per niente preoccupato, tranne Jon Snow ovviamente che li ha combattuti, respinti per un po' ma per forza di cose non sconfitti, anzi, sono diventati più forti, più numerosi, più famelici e furbi, tanto furbi e spietati. Proprio partendo da questi individui la sesta stagione comincia, scopriamo infatti come e perché sono nati, ma sopratutto rivediamo dopo tempo il giovane (storpio) Stark intento a intraprendere e conoscere il potere che il vecchio corvo dai tre occhi li consegna, anche se facendo ciò mette in pericolo sia lui, sia Hodor (uno dei personaggi più amati), che purtroppo soccombe (per salvarlo) dinanzi alla forza distruttiva degli estranei. Comunque in questa mia recensione cercherò di giudicare con il mio personale pensiero sui fatti, scene e situazioni, che ormai quasi tutti i fan della serie conoscono a memoria, inutile perciò raccontare la trama (e sopratutto precisare i nomi degli attori) però vorrei soffermarmi su alcuni aspetti e sui principali protagonisti. Uno di questi è proprio Jon Snow, che alla fine della quinta ci aveva lasciato di stucco con la sua incredibile morte, infatti all'inizio di questa stagione tutto è riconducibile ad un sola domanda: è vivo o morto? beh paradossalmente entrambi i casi, perché è morto e poi dopo una magia della dama rossa (Melisandre, a proposito vediamo anche la sua orrenda e vera natura) che forse per conto del dio della luce (lei infatti, secondo le sue parole, non ha poteri) riesce incredibilmente a farlo tornare in vita. Una situazione, un elemento che diventa così importante tanto da cambiare e stravolgere gli equilibri che si erano venuti a creare, sopratutto perché anche grazie alle visioni del giovane corvo scopriamo che lui è uno Stark in piena regola, figlio di Lyanna, sorella di Ned, anche se il padre è ancora ignoto, fatto sicuramente di vitale importanza in futuro.

giovedì 4 agosto 2016

The Gunman

The Gunman è un avvincente e adrenalinico film d'azione del 2015 diretto da Pierre Morel (From Paris with love, Io vi troverò) con protagonisti Sean Penn, Idris Elba e Javier Bardem. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Posizione di tiro (La Position du Tireur Couché) scritto da Jean-Patrick Manchette nel 1981. Bisogna subito premettere una cosa, che secondo me, nonostante il basso successo al botteghino e sopratutto una stroncatura piuttosto brutale della critica, questo film è un thriller action abbastanza solido e robusto, oltretutto con un paio di location anche originali (il Congo e Gibilterra). Le prove degli attori sono più che sufficienti, il ritmo è incalzante e la vicenda sufficientemente appassionante. Dunque non afferro il motivo dell'acredine da parte dei critici, anche se in parte non sbagliano del tutto, il regista infatti al contrario di altri suoi elettrizzanti film punta su un action più atipico, ovvero l'action fantapolitico, un genere di film solitamente caratterizzati da un sotto-testo politico più o meno marcato che ha bisogno di essere trattato in maniera un po' particolare, Morel invece ne azzecca una e mezzo su tre e porta a casa un film confusionario e incoerente che fa acqua da un po' tutte le parti, ma non peggio di tanti altri, e sufficientemente per una visione. Comunque la vicenda prende le mosse a Kinshasa (nel 2006) su uno sconfortante sfondo tra guerra civile, morte e povertà, a cui si aggiunge il cinismo di un Occidente che contribuisce ambiguamente da una parte a fornire aiuti alla popolazione e dall'altra a sfruttare i ricchi giacimenti di metalli preziosi. Su questo drammatico scenario nasce l'amore tra un un ex soldato delle forze speciali che presta servizio (apparentemente) per una organizzazione non governativa in Congo (una ONG), e una volontaria di un campo medico (una meravigliosa Jasmine Trinca), sotto lo sguardo ambiguo e malefico di un trafficone che è il bravissimo Javier Bardem. Lo stesso che (geloso della loro relazione) ordina per conto di una multinazionale collusa col governo americano e intenzionata a mettere le mani sui preziosi giacimenti dei paesi in via di sviluppo, proprio a Jim Terrier (Sean Penn, tiratore scelto e capo di una unità di mercenari in verità) di uccidere il ministro delle miniere congolese. Poiché una volta compiuto il suo lavoro deve abbandonare il paese in fretta e furia, perdendo così Annie (o almeno così crede). Si perché (deciso a redimersi scavando pozzi d'acqua per gli indigeni proprio in Congo) a otto anni di distanza Jim riceve la sgradita visita del proprio passato oscuro, sotto forma di sicari decisi a fare sparire lui e tutte le prove che l'uomo ha raccolto e custodito. L'unica possibilità per Jim (sempre più male in arnese, solo, malato e malridotto, che si trascina come può) è quindi trovare prima quello che lo vuole morto e batterlo sul tempo. Facendo ciò si imbatte proprio in Bardem (che nasconde qualcosa), che è riuscito ad accompagnarsi finalmente a Annie. Ha inizio così un sanguinoso viaggio per l'Europa (tra Inghilterra, Spagna e Gibilterra) che costringerà Terrier a fare i conti con il suo violento passato, facendo così partire un'implacabile e inesorabile caccia all'uomo.