mercoledì 26 aprile 2017

La felicità è un sistema complesso (2015)

Ammetto di conoscere e sapere poco del regista Gianni Zanasi, ma da quello che mi sembra di capire, nel cinema del regista i fallimenti personali e/o artistici diventano occasione di rinascita. E' il caso anche dell'ultimo, importante e maturo La felicità è un sistema complesso, una divertente commedia esistenziale (del 2015) che affronta temi importanti della vita con sorriso e leggerezza. Una pellicola che racconta una storia molto delicata in cui si intrecciano le esistenze di vari personaggi dove si alternano in un connubio perfetto ironia e dramma, dove i rapporti sentimentali, familiari, lavorativi tra le persone non appaiono mai scontati. Enrico Giusti, interpretato da un Valerio Mastandrea strepitoso (il volto umano e affidabile di una commedia esistenziale imprevedibile e scompaginata), è un personaggio opaco nella vita privata e brillante nel suo lavoro. E' il classico "tagliatore di teste" ma il suo lavoro è molto di più, nel licenziare manager incompetenti e sempre più spesso figli di papà (ritratto della nostra classe dirigente), Enrico affronta, a suo modo, una lotta generazionale contro un padre-dirigente in bancarotta, fuggito dalle proprie responsabilità in Canada. Sulla delusione scaturita da questo drammatico evento e sul conseguente vuoto esistenziale, Enrico oppone la sua vita da uomo responsabile, uomo sicuro di sé, a cui le mani non sudano mai per insicurezza e paura. Ma la prospettiva con cui guardare seriamente la vita si capovolge con l'incontro di due ragazzini, incarnazione probabile di un'ideale classe dirigente futura, ed una giovane donna (la fidanzata israeliana del fratello, sedotta e abbandonata), dotata di una femminilità differente. Una persona autentica come anche lui riscoprirà di essere.

lunedì 24 aprile 2017

Hardcore! (2015)

Attenzione quando cercate questo film, cercatelo per intero, ovvero Hardcore Henry, perché Hardcore!, film del 2015 scritto, diretto, co-prodotto ed interpretato da Ilya Naishuller, che ha preso spunto da videoclip del suo gruppo musicale (diretti dallo stesso Naishuller, frontman della band), a discapito del nome, è un film action innovativo, originale e completamente girato in soggettiva, cosa che da vita, tra violenza, ironia e divertimento, ad uno strano nuovo genere dell'action-movie. L'esperienza è infatti quella di un videogioco portato con genialità di scrittura e di montaggio nel cinema. Perché Hardcore! è un fiume in piena di trovate e di situazioni, subisce una svolta scenica ogni cinque minuti, e riesce a non annoiare spesso esplodendo la materia narrativa (comunque esile) e sacrificandola alla ricerca dell'adrenalina pura, anche se in ogni caso prima di dire che questo film ha una trama scialba, che la sceneggiatura semplicemente è un pretesto per una dose infinita di violenza, ecc ecc, dobbiamo considerare in primis a chi è diretto, non dico necessariamente "giovani", ma almeno a chi ha un esperienza di videogiochi sparatutto in prima persona come Call of Duty per esempio (e io modestamente ce l'ho). Detto ciò, è ovvio che sto film non vi piacerà se credete di assistere ad una pellicola diversa. Se invece lo vedete con l'idea di godervi 90 minuti di adrenalina, avete fatto tombola. Perché Hardcore! è soprattutto questo, intrattenimento. È un giro su una giostra di poco meno di due ore, montagne russe, perché russa è la produzione ed è da vivere senza aspettarsi troppo approfondimento. Poiché questo non è per niente un film da cui ci ricavi un insegnamento, ma è un film che ti regala un'emozione, la stessa che potrebbe provare un amante di moto a correre a 320 km/h o un paracadutista a lanciarsi da 10000 metri. Il tutto condito da una vena di ironia e di sano trash (da segnalare in questo senso l'utilizzo della canzone "Don't Stop Me Now" dei Queen in una scena di multipli omicidi, geniale). Di omicidi qui si parla difatti, poiché immaginando un videogame, Hardcore! è un FPS (First Person Shooter) quasi in tutto e per tutto.

sabato 22 aprile 2017

Suffragette (2015)

L'ambiente fumoso e soffocante di una lavanderia londinese d'inizio Novecento è lo scenario su cui si apre Suffragette, film del 2015 diretto da Sarah Gavron (al suo primo film di un certo peso) incentrato, come suggerisce il titolo, sulle battaglie del movimento femminile inglese per il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Scritto da Abi Morgan (la stessa di The Iron Lady), Suffragette infatti, si propone di rendere partecipe il grande pubblico di una delle più importanti lotte per l'uguaglianza del '900, raccontando del movimento suffragista inglese, concentrandosi in particolare sulla parabola fondamentale dell'Unione sociale e politica delle donne, fondata da Emmeline Pankhurst nel 1903 con lo specifico intento di far ottenere soprattutto alle donne il diritto di voto, ma anche una vita più degna, difatti in un'epoca difficile per i membri della working class, essi venivano sfruttati, sottopagati, costretti ad orari di lavoro disumani, in contesti in cui la salute, quando non addirittura la vita stessa, era costantemente esposta al pericolo, se si era disgraziatamente donne l'esistenza era perfino più dura. Derise, inascoltate, vessate, private della loro voce, e perfino della dignità di esseri umani, non avevano il diritto di dire la loro, di opporsi ai soprusi, né tantomeno di esprimere la propria volontà attraverso il voto, del resto, dicevano i potenti: "le donne sono ben rappresentate dai loro padri, fratelli, e mariti", ed essendo denotate da un equilibrio mentale troppo labile, non farebbero che portare scompiglio se si concedesse loro l'accesso alle urne. È per contrastare questa indicibile vergogna sociale, che un gruppo di donne, capeggiate ovviamente dalla Pankhurst, iniziò a battersi, prima pacificamente, poi con iniziative di crescente disobbedienza civile, per ottenere finalmente il riconoscimento della parità di diritti. Il film infatti parte proprio da qui, dal momento in cui le suffragette, ormai consapevoli dell'inutilità della protesta pacifica, iniziano a prendere di mira le vetrine dei negozi, i mezzi di comunicazione, dando vita a quei disordini che la polizia londinese, incapace di gestire, tenterà di arginare con la persecuzione delle attiviste, braccando come criminali tutte le donne anche solo sospettate di essere coinvolte nel movimento, per poi sottoporle, una volta arrestate, ad ogni genere di maltrattamento ed umiliazione, in cui la misoginia del Potere trova la sua più meschina espressione.

venerdì 21 aprile 2017

Quiz Time 2a edizione: I risultati

Dopo una settimana di tempo il mio quiz show è finalmente terminato, è quindi ora di scoprire le risposte esatte ai miei quesiti, comunque non propriamente difficili (a parte uno..), ma soprattutto il vincitore che si "porterà a casa" un Pass Infinity, pass che mi auguro venga utilizzato, se non personalmente che almeno sarà utilizzato, perché sarebbe uno spreco, in ogni caso ognuno può farci quello che vuole dopo che lo manderò via e-mail a chi avrà totalizzato il punteggio più alto, punteggio che si baserà ovviamente in base alle risposte, anche se solo in due casi (nel gioco dell'impiccato o più semplicemente "Ruota della Fortuna", perché quello è il gioco) avrà dei punteggi dall'1 al 5 in base a chi avrà risposto più similmente alla risposta giusta. Senza ulteriori indugi perciò scopriamo e vediamo le risposte, i punti e il vincitore.

giovedì 20 aprile 2017

Heart of the Sea: Le origini di Moby Dick (2015)

Ci sono dei film che hanno uno strano destino, pur godendo di una trama, una regia ed una fotografia di tutto rispetto vengono crocefissi da una critica super-esigente che per una serie di ragioni aveva ben altre aspettative. In questo caso le aspettative sono dettate, dato che la pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Nel cuore dell'oceano: La vera storia della baleniera Essex (In the Heart of the Sea: The tragedy of the whaleship Essex), scritto da Nathaniel Philbrick nel 2000 sulla storia della baleniera Essex (evento che ha ispirato Herman Melville per la stesura del suo celebre capolavoro), dal riferimento a Moby Dick ed al libro appunto di Melville, con tutto il suo bagaglio di significati che il film possiede solo in parte limitata. Qui si narra invece solo del sorgere della leggenda di Moby Dick, che ha provocato una serie di disavventure tutto sommato ben rappresentate dal film. Dunque Heart of the Sea: Le origini di Moby Dick (In the Heart of the Sea), non è un film (del 2015 diretto da Ron Howard, con protagonista Chris Hemsworth) con grandi pretese letterarie, ma un onesto e godibile film di avventure marinaresche, ben rappresentate, anche se con qualche luogo comune (la scontata lotta tra il capitano incapace ed infingardo ed il primo ufficiale esperto e coraggioso). Un'opera perciò onesta e di sicuro impatto spettacolare, sicuramente e probabilmente lontana dal capo d'opera la cui storia ha ispirato, ma degna di essere vista, perché grazie a una struttura narrativa solida e quasi epica, Ron Howard indaga l'oceano di sentimenti che risiede nell'animo umano, e lo fa benissimo.

mercoledì 19 aprile 2017

Vikings (3a stagione)

Dopo solo poche settimane eccoci di nuovo insieme per la terza straordinaria stagione di Vikings, perché l'attesa e la voglia di vederla era alta, dato che grazie a lei ho imparato a non temere i vichinghi e a godermi una delle più interessanti serie viste ultimamente. Interessanti, non belle, perché magari qualcosa nell'intreccio (come anche detto in occasione delle precedenti recensioni, qui la seconda e qui la prima) potremo lasciarlo per strada, perché i caratteri spesso sono troppo rigidi, perché alcune svolte sono troppo rapide e altre semplicemente non portano a nulla. Eppure Vikings che torna a raccontarci una vicenda di conquista tra epica, mitologia e storia, rimane e rimarrà eccezionale. E proprio questa terza, è stata la stagione più grande, più ambiziosa e più intensa della serie. Da una simile altezza qualche caduta è inevitabile, ma la serie di History Channel riesce a sorprendere nuovamente in più di un momento. La terza stagione di Vikings infatti può considerarsi la consacrazione di una serie che si è saputa evolvere e maturare grazie a due elementi. Da una parte è ormai una certezza di qualità la scrittura (alquanto shakespeariana) di un talento nato delle cronache storiche, quella di Michael Hirst (Elizabeth, The Tudors), ma è evidente l'impronta di History Channel, che da anni si è inserita con furbizia sul mercato, producendo ultimamente documentari che avessero sia una validità accademica che un forte senso dello spettacolo, e così è stato.

martedì 18 aprile 2017

Io prima di te (2016)

Per chi mi conosce e qualcosa sa, saprà che vedere Io prima di te (Me Before You), film del 2016 diretto dalla sconosciuta Thea Sharrock, tratto dall'omonimo libro di Jojo Moyes, non è stato per me del tutto facile, anche se purtroppo il film seppur emozionante è davvero tanto banale quanto superficiale, per cui non mi ha del tutto scosso, anzi, mi ha pure un po' infastidito, non tanto per i luoghi comuni nei confronti dei disabili (passabili anche se abbastanza irritanti), quanto per le scelte, personalmente sbagliate, del protagonista e anche della regista nonché di tutto il film, che lascia secondo me un messaggio negativo più che positivo sulla vita. Questo perché il film che propone temi delicati, che racconta la storia di un ragazzo trentenne divenuto quadriplegico dopo esser stato investito da una moto che viene assistita per fargli compagnia (e fargli cambiare idea su di una drastica decisione) da una dolce tanto goffa quanto sensibile e piena di buona volontà ragazza, diviene man mano la classica (stucchevole) storiella d'amore tra un principe azzurro ricco (e belloccio) e la crocerossina povera, troppo prevedibile sin dall'inizio, anche se, cosa protesti mai trovare in una romantica commedia se non miriadi di cliché? sì è vero, ma non così, e soprattutto non con un finale (solo cinematograficamente parlando degno) che lascia secondo me un messaggio sull'amore abbastanza banale e non giustificato.

venerdì 14 aprile 2017

Quiz Time (2a edizione)

Dopo quasi un anno d'attesa (qui la prima edizione) e come vi avevo promesso, ecco finalmente la seconda edizione del mio personalissimo quiz time, che quest'anno avrà in palio un premio. Niente di straordinario ma qualcosa di cinematograficamente parlando interessante, ovvero al vincitore, che dovrà rispondere correttamente ai sei quesiti proposti, che sarà decretato tramite punteggio e che dovrà farlo entro venerdì 21 alle 10 di mattina (per permettermi di stilare immediatamente i risultati) un Pass Infinity della validità di un mese, da utilizzare entro il 31/12/2017. Un pass per usufruire senza impegno e senza nessun vincolo, su tutte le piattaforme, allo spettacolo del cinema e delle serie tv offerte dal servizio. Pass che ovviamente comunicherò privatamente tramite e-mail. Per vincere comunque (e come avreste già capito) avrete a disposizione non solo una settimana a partire da oggi, ma anche un'unica possibilità, quindi se non siete sicuri il tempo c'è rispondere, anche se a cavallo di Pasqua qualcuno sicuramente si allontanerà dalla blogosfera, d'altronde anch'io tornerò a scrivere martedì prossimo. I prossimi tre giorni infatti mi serviranno per ricaricare le batterie. Colgo quindi l'occasione non solo di augurare a tutti quelli che giocheranno (spero tanti), buona fortuna ma anche Buona Pasqua e Pasquetta! Intanto ecco i quesiti e buon divertimento.